<$BlogRSDUrl$>

4.06.2006

Italiani: figli e figliastri

«…Del resto mia cara di che si stupisce? / Anche l’operaio vuole il figlio dottore. / Ma pensi che ambiente che può venir fuori! / Non c’è più morale, contessa…»
Questo scrisse e cantò Paolo Pietrangeli una quarantina di anni fa e con lui cantarono migliaia e migliaia di giovani universitari. Studenti borghesi, avrebbe scritto di lì a poco Pasolini, che dal canto suo e per altra via di ragionamento, sapeva che ai figli dei poliziotti che si scontravano con gli universitari la strada della laurea era preclusa.
In una fase di passaggio come quella della fine degli anni ’60, era vero che l’operaio – semplificando - voleva il figlio dottore. E anche il poliziotto e il carabiniere avrebbero voluto la stessa cosa. La novità era nel fatto che i figli della borghesia non si opponevano all’idea; anzi erano disposti a battersi per essa.
C’era una Costituzione, in parte non ancora applicata, che parlava chiaramente:
Art. 34. La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso.
Ben prima di noi italiani, altri popoli, gli americani e i francesi, avevano fatto rivoluzioni per imporre l’uguaglianza fra i cittadini come principio fondamentale della convivenza civile.
E la nostra Costituzione, nel recepire il principio, così si esprime:
E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale (art. 3/II).
Ma ecco la novità. Durante il faccia a faccia televisivo fra i candidati alla guida del paese, uno di loro, il Dottor Silvio Berlusconi, non figlio di operaio evidentemente, ha accusato la sinistra di voler usare la fiscalità per ridistribuire il reddito in modo che il figlio dell’operaio sia uguale al figlio del professionista. C’era da non credere alle proprie orecchie, sentendo il capo del governo in carica, nell’atto di chiedere agli elettori la fiducia per un altro mandato, pronunciarsi così chiaramente e spavaldamente contro la Costituzione del paese che governa e che vorrebbe continuare a governare, per non dire contro una forma di sensibilità, ormai pienamente diffusa, per cui gli individui, almeno alla partenza, hanno uguali diritti. Per di più Berlusconi non ha contestato alla sinistra soltanto di voler rendere uguale l’operaio al padrone, ma il figlio dell’operaio a quello del professionista, ritornando volgarmente a una concezione della società divisa in caste più che in classi.
Una coalizione che batta Berlusconi alle elezioni a questo punto avrebbe il dovere di provvedere in fretta. Abbiamo già pagato abbastanza la mancata soluzione del conflitto d’interessi quando una maggioranza parlamentare di centrosinistra lo consentiva. Oggi dobbiamo fare in modo da arrivare ad escludere dalla contesa politica persone e partiti che si dichiarino palesemente contro i principi della Costituzione.
Senza Costituzione non c’è libertà, non c’è uguaglianza, non c’è fratellanza.

Carlo Loiodice

Il 9 aprile, il caimano, gli “aprili” in genere.


Aprile è un mese che è stato definito dai poeti in vari modi, celebre è il verso di Eliot” aprile il mese più crudele”. Ma da un decennio a questa parte “ aprile” è diventato il mese di Nanni Moretti; in aprile escono i suoi film, “ aprile” è stata ed è una associazione che ha affiancato il centrosinistra in questi difficili cinque anni,” Aprile” è stato un suo film e a fine marzo ( quindi quasi ad aprile)è uscito il nuovo film di Moretti, “Il caimano”. Gran attesa, si deve supporre, perché le sale si sono subito riempite , i giornali hanno dato grande spazio, l’intera classe intellettuale e degli addetti alla comunicazione l’ha visto o in anteprima o nei primi giorni di proiezione,
.Dunque, indiscutibilmente, un evento. Qui non se ne potrà che accennare e un po’ dispiace perché il film merita una riflessione e, come si diceva una volta, un dibattito. Diciamo subito che non è un capolavoro mondiale,è semmai un capolavoro di pubbliche relazioni e di uffici stampa ,non può competere con Il Grande dittatore cui in un certo senso si ispira, insomma è un risultato del cinema politico italiano e segna nettamente un punto a suo favore. I discorsi attorno a questo film danno l’idea di una classe intellettuale che vede solo quello che vuol vedere, c’è chi si chiede perché i due protagonisti si lasciano (hanno differenze abissali di carattere, quindi è probabile che due così non vadano d’accordo),altri si chiedono se sposta voti( cosa difficilissima da mettere a fuoco) c’è chi si chiede se è un film politico e se è sull’Italia o su Berlusconi, quando è evidente che è un film su Berlusconi e magari anche sull’Italia, in altre parole quasi tutti hanno paura ad ammettere l’evidenza e questo è almeno imbarazzante . “Il Caimano” è un film politico, di buona qualità e che sfugge a molte insidie del genere film politico, è un film su Berlusconi anche se il “ piccolo dittatore” viene “ portato su” un po’ lateralmente sino a lasciargli del tutto la scena ed è il momento in cui Moretti attore scende in campo e in cinque minuti direziona il film
Si ricorderà che “Il grande dittatore”, film di grande e miracolosa tempestività, girato nel 1938, uscito nel 1939,si chiude con una perorazione di Chaplin sulla pace; con ottima tecnica d’avanguardia Chaplin gioca se stesso e parla al mondo. La critica negli anni seguenti ha perso molto tempo a disquisire se Chaplin aveva dismesso il suo talento, se era ancora un attore comico e come conciliava la drammaticità del messaggio finale con l’arte comica .Era il 1939, Chaplin metteva alla berlina Hitler, aveva capito stando negli Stati Uniti quello che molti europei avrebbero capito solo anni dopo, e per tutta risposta ci si chiedeva se quella di Charlotte era arte oppure no. Si parva licet componere magnis anche qui le cose prendono una piega vagamente analoga. Il film di Moretti si chiude con Berlusconi in tribunale, poi si vede Moretti in macchina mentre parla con le parole di Berlusconi, infine c’è l’assoluzione e il popolo si rivolta. Il discorso finale è pesante da digerire perché è anche un discorso che pur fatto da Berlusconi riguarda la storia italiana, riguarda quel buco nero della storia da cui l’uomo di Arcore è uscito e non ci sono reti televisive o valigie piene di denaro che tengano. Posto il discorso come è posto, cioè alla fine della vicenda, recitato come è recitato, cioè bene, da un Moretti livido e inquietante, si ha in un lampo come la sensazione che sia “ la storia” a parlare e a svolgere un pesante atto d’accusa messo in bocca ad un personaggio che nessuno di noi ama. Ma questo deve servire come riflessione al centrosinistra per individuare ciò che forse non ha ancora messo a fuoco e che in quei momenti di lampi neri e lividi bagliori si intravede. Non è il fatto che il popolo lanci un paio di molotov contro i magistrati lo scandalo ( naturalmente è grave ed è una brutta cosa) ma lo scandalo è quel discorso che in fondo tutto il film ha preparato , sicchè si può dire che svolgimento del film più discorso finale danno come risultato lampi sinistri di verità della storia italiana. C’è la frustrazione degli italiani, si sente la vicissitudine di una lunga sopportazione di una oppressione , in parte solo immaginaria ma non per questo meno reale e temibile. Certo, Moretti poteva fare di meglio e di più. Ma bisognerà pur dirlo e ripeterlo: Moretti non è Chaplin, non è Orson Welles, non è Thomas Mann. E’ solo Nanni Moretti, l’uomo di “ aprile”.E’ il centrosinistra, ora, che direzionerà il cammino italiano e da questa scelta gli elettori si attendono molto. Per esempio che vengano chiusi i “ buchi neri” della storia. Moretti ha dato il massimo che poteva dare e pur nella non abbondanza immaginativa e registica, diciamo, ha dato il buon esempio.

Gregorio Scalise

This page is powered by Blogger. Isn't yours?