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3.03.2006

"Fatwe italiane"

“Calderoli vada prima a chiedere scusa ai
cittadini di Bengasi e poi fra qualche tempo se ne
riparlerà…” Chiede Valentino Parlato.
Inutile discutere sull’ovvio: un ministro
non può andare a fare il clown in tv, ma non può
neanche andare a Bengasi a chiedere scusa.
”Crisi respiratorie pre-elettorali? Restate calmi sino
al 9 aprile”, recita un giornale, forse sarebbe bene
attenersi a questo consiglio.
Le periferie parigine sono state
presto dimenticate ma da un punto di vista di “
psicanalisi del fuoco” questo elemento esercita un
grande fascino purificatore, ritorna sulle ambasciate
danesi e anche sulla nostra, mette in risalto
una violenza antica, dà un senso di crudeltà
religiosa.
Il mondo occidentale europeo sembra come
ipnotizzato, si cercano colpevoli, e un
odontotecnico assurto al soglio ministeriale gioca il suo
esibizionismo sortendo effetti inaspettati.
La magistratura, dopo la sentenza sullo stupro di
una quattordicenne non più vergine, si esibisce
ancora in una costernante performance accusando
Calderoli di “vilipendio di religione”.
E’ una accusa che può coinvolgere tutti.
Ad esempio, se dico che chi ha
scritto “L’apologia della notte di San
Bartolomeo” non è un essere dotato di pietas, che accade,
il mio articolo va al rogo?
E l’Unità che spronava i giornali a pubblicare le vignette
( A tutti i giornali. Pubblicatele. Questo il 3\2)?
Nel frattempo Livia Turco se ne viene fuori con delle frasi
sul crocefisso perché “esprime valori come la
difesa dei più deboli, il rispetto delle minoranze”.
D’accordo, ma esprime allora un mucchio di altre
cose, come la trascendenza, l’uomo-dio,e i
duemila anni di storia che hanno portato queste visioni
sino a noi.
Minoranze? Ora trovare una linea unificante di
questi fatti riportati non è certo un esercizio da poco,
anche perché nessuna linea qui si vuole trovare:
la verità è che le vicende parlano da sole e indicano
uno sconvolgente adeguamento ai fatti, più che una
interpretazione o una presa di distanza.
E’ come se le menti, in questo periodo, invece di
riflettere, cercassero di sintonizzarsi con le cose
che accadono, stabilendo un dialogo con l’incongruenza
dove l’incongruenza stessa non solo non venga
smussata ma in questo mix (pensiero realtà) faccia
la parte del leone.
Una sottomissione senza contrasto all’agenda
del reale che per altro ci giunge mistificato e
adulterato.
O volendo cercare di precisare questo
processo :l’intelligenza diventa uno strumento
servibile a patto che non sia più tale, che non
venga impiegata a classificare e ridimensionare il
fenomeno, ma a sottostare ad esso parlando il suo
linguaggio .
Si crea così un mondo verbale parallelo che non
è un mondo antagonista, ma un mondo
che segue il fenomeno.
Si può spiegare solo così la sceneggiata italiana
e il fatto di accorgersi solo adesso di certi “contenuti”
della Lega, tanto è vero che la domanda ricorrente è:
"Calderoli esprime la Lega o è solo una parte?" Una vera e
propria gara nel cercare di capire cosa sta accadendo
impiegando una tecnica “denegativa”,( si nascondono i fatti,
si afferrano lembi di mezze realtà).
Romano Prodi accusa Calderoli, e il Tg1, e telefona
a Gheddafi per ricostruire i rapporti.
Ma la tempesta europea su Calderoli non appare anche perché
l’Europa cerca di sfilarsi da tutto, almeno in
questa fase, e appare ogni giorno più evidente che
vignette e magliette sono pretesti.
Si dice che il leader dell’Unione ascolti i consigli
solo del suo staff.
Sta bene.
Ma chi consiglia lo staff, ovvero chi consiglia i
consiglieri? Può anche essere che la tecnica dello
staff prodiano sia quella buona, in Italia non si
sa mai, ma davvero la sinistra vuole accreditarsi
come campionessa dei rapporti e degli equilibri
mediterranei mentre un suo gruppo ( una
minoranza consistente delle estreme) brucia bandiere e
qualcuno vorrebbe Andreotti agli esteri?
E’ evidente che in questa tornata elettorale,
paragonata da alcuni al 1948, nulla ci verrà
risparmiato e che la differenza fra parole e cose
raggiungerà livelli insostenibili.
Veltroni invita ad una cena gli esponenti del
mondo arabo nella capitale, un modo per ricucire
l’immagine, ma l’immagine europea a che punto è?
France Soir non aveva pubblicato le vignette,
Chirac è stato invitato?
Dalle banlieues a Bengasi, biglietto di sola
andata: l’unica vera grana europea dal dopoguerra ad
oggi registra un salto di qualità.
Non solo l’unificazione di politica e religione,
ma anche un cortocircuito temporale, per cui il
“tempo” non esiste, il 600 d.c. è ieri, il libro
è la lettera, gli inventori della metafora non hanno
mai superato in questa tornata di secoli lo stretto
di Messina.
Vuoi vedere che c’è davvero bisogno di un ponte?
Ma per trasportare che cosa?
Ma in cosa consiste la fatwa italiana? Consiste
nell’assoluto divieto di mettere assieme parole
e cose. Chi lo fa potrebbe incorrere nell’accusa
di vilipendio concettuale, solo concettuale,
almeno per il momento.

Gregorio Scalise

Edonismo e nuova povertà.


Del potere permissivo, edonista e tollerante, come si sa, non fu Pasolini il primo a parlarne: in modo rigoroso fu senza dubbio Marcuse in “Critica della tolleranza” ( 1965) e prima ancora Elemire Zolla in diversi scritti fra cui “Eclissi dell’intellettuale” del 1959.
Zolla descriveva i gusti dell’uomo massa dopo averlo messo a confronto con il borghese dell’800, ma insisteva particolarmente su questo edonismo e consumismo senza gioia, partendo da una citazione di Hegel: “il borghese non gode del godimento bensì dall’immaginare di fronte a se stesso che egli possiede questo godimento”.
Distinzione sottile fra godere direttamente e pensarsi mentre si gode, ma il fatto è che a noi “ uomini massa” di questo inizio del XXI secolo, sotto i colpi dell’ euro, importa poco se la jouissance( il godimento appunto)è mediata oppure no.
Il godimento non è la stessa cosa del piacere e gli studiosi dicono che la soddisfazione paradossale di questa Jouissance è l'incontro con qualcosa di doloroso che turba l’equilibrio del piacere.
Questa definizione della jouissance sembrerebbe a prima vista qualcosa che va bene per delle donne un po’ cerebrali , ma a veder meglio , purtroppo, va bene anche per noi, uomini e donne, del XXI secolo Non è senza sbigottimento che si possono leggere oggi ( ma anche allora, all’epoca dell’uscita di Economia libidinale di Lyotard, siamo nel 1974)frasi come la seguente:”….
I disoccupati inglesi hanno goduto dell’esaurimento isterico…di resistere nelle miniere , nelle fonderie, nei laboratori ,nell’inferno…..hanno goduto della folle distruzione del loro corpo organico…..hanno goduto della decomposizione della loro identità….goduto sera e mattina del mostruoso anonimato delle periferie e dei pubs” “ e avanti così di godimento in godimento da cui, ovvio, non sono escluse le puttane. Questa citazione, per dire sin dove può arrivare la voglia di provocare e di portare all’estremo compimento i riferimenti dialettici di una nozione, l’economia del desiderio, della libido, appunto.
Bè, se tutto questo è vero ( e se lo è ,lo è in modo inconscio, paradossale)
noi godiamo per molto meno. Godiamo per esempio a vedere miliardari in tv che dicono sciocchezze e che sono pagati per questo .Godiamo nel vedere fare a pezzi qualunque straccio di verità, qualunque nozione possibile di chiarezza.
Andiamo pazzi per le cose che ci dicono e le beviamo tranquillamente, anzi, felicemente.
Non ci stancheremo mai di vivere in una sorta di eterno presente senza la minima prospettiva di futuro. Godiamo del nostro annichilimento mentale, delle semplificazioni orrende di ogni nozione complessa e che tale deve restare; persino lo sbigottimento che ogni tanto proviamo, stando alla nozione di economia libidinale è un indizio di complicità.
Da un certo punto di vista la nozione sin qui adoperata mostra il suo volto paradossale, eppure si sente che qualcosa di oscuramente vero c’è. La tolleranza del potere edonista, tanto per cominciare, sventolata con rabbia e convinzione da Pasolini ( il suo reale merito negli scritti politici fu quello di aver recitato la parte con vivacità e sprezzo del pericolo personale) non si saprebbe dire oggi sino a qual punto ci riguardi: la questione non è più l’edonismo, per larghe fasce sociali, ma la sopravvivenza, e con la sopravvivenza si gode poco, magari solo nell’inconscio, tanto per fare un po’ di necessaria e pesante ironia. Inoltre si ha la netta impressione,sempre per quelle sventurate fasce sociali, che la situazione le abbia per così dire oltrepassate e che nessuno potrà tirarle fuori dal buco economico dove il gioco del mercato e dell’euro le ha cacciate.
La sensazione di malessere e forse di non ritorno comincia a serpeggiare un po’ ovunque se è vero, come è vero, che Alberoni in prima pagina de Il Corriere nella sua rubrica è capace di dire che il nostro non è un paese meritocratico e che sta diventando “ un sistema tribale ereditario”.
Ognuno protegge la sua gente e questo avviene in tutti i campi ,dall’impiego pubblico, alle imprese burocratizzate, allo spettacolo.
Pannella fa un elenco di ciò che manca alle famose 280 pagine del programma dell’Unione :poco sul reddito minimo garantito, sul superamento della cassa integrazione ,sulla demografia dell’ambiente.
In compenso, come si sa, c’è la candidatura della psichiatra di Scienza e vita, c’è Ferrando che si tuffa nel vespaio di Nassirya ,c’è Bertinotti che considera una buona riuscita il fatto che nel programma ci si sia dimenticati di parlare della Tav.
Si ha la netta impressione che il detto “ pacta sunt servanda” riguardi solo il momento in cui si dice di osservarli, ma l’attimo successivo è un’altra scena.
Non è l’Italia del Rinascimento ma è l’Italia, questo bisogna riconoscerlo, vista da Pasolini almeno trent’anni fa e che nel frattempo non è migliorata. Di fronte a tutto questo (e qui si è tralasciato di parlare delle questioni con l’Islam) ci vorrebbe una energia enorme, una tempra di altri tempi.
Una reale cultura di governo, una visione generale limpida e aperta.
Quello che prevale, invece, è la chiacchiera, la speranza di una pratica di moral suasion che faccia bere ( agli altri) tutte le medicine amare che un sistema “ ereditario e tribale” inevitabilmente prepara e produce .
In buona sostanza è accaduto che le parole sono staccate, staccatissime dalle cose, siamo stati cattivi e qualcuno ha confuso i nostri linguaggi, diviso il senso dal logos.
Gregorio Scalise

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