11.10.2004
Un contributo di Enzo Annino.
Regolamenti Comunali in materia di installazione
di Stazioni Radio Base per Telefonia mobile.
Antenne, tralicci e cabine
Salvaguardia della salute dei cittadini e dei lavoratori
Diritti e doveri - ULTIME NOVITA’
Introduzione.
Un Regolamento Comunale in materia di installazione di Stazioni Radio Base per Telefonia mobile non può modificare i limiti di accettabilità delle radiazioni elettromagnetiche: esse, in base alle Leggi vigenti ed alla loro attuale interpretazione da parte del Consiglio di Stato, sono definite univocamente dalle Leggi dello Stato.
Peraltro le Leggi dello Stato stabiliscono tali limiti basandosi sull’ipotesi che sia pericoloso solamente l’effetto termico delle radiazioni elettromagnetiche; molti scienziati, da circa 25 anni, attraverso indipendenti lavori sviluppati in tante diverse parti del mondo, hanno invece già dimostrato che tali radiazioni hanno effetti pericolosi a lungo termine e che tali effetti sono addizionali all’effetto termico ( vedere bibliografia allegata ).
Invece la presenza di ben quattro diversi Gestori e l’introduzione di sempre nuove funzioni dei telefonini - incluse funzioni di tipo essenzialmente ludico e certamente non di pubblica utilità -, porta ad una abnorme proliferazione di antenne, e addirittura ad antenne di diversi Gestori installate negli stessi siti.
L’epidemiologia dimostrerà pertanto fra qualche tempo se i limiti attuali debbano essere abbassati o meno.
I Regolamenti Comunali tuttavia possono definire regole di corretta installazione ed esercizio delle Stazioni, in forza di una autorità locale che viene riconosciuta o, almeno, non può essere contestata. Si tratta precisamente di quanto segue:
1) rendere trasparente l’iter procedurale di autorizzazione delle nuove installazioni;
limitare l’impatto complessivo delle radiazioni emesse dalle Stazioni che via via vengono installate;
regolare gli effetti paesaggistici della antenne;
stabilire i controlli che sono necessari per monitorare un corretto esercizio delle Stazioni.
Per ciascuno di questi interventi si possono dare dei suggerimenti, che sono riportati qui nel seguito.
Trasparenza dell’iter procedurale
La possibilità di installazione di una Stazione dipende dall’esistenza di un contratto di affitto di un’area su cui gli impianti andranno montati; inoltre, tale nuova Stazione deve essere citata in un programma annuale di installazioni o deve essere inserita in una cosidetta " area di ricerca ".
Poiché tuttavia la trasmissione delle radiazioni elettromagnetiche da una antenna non impatta in modo significativo l’area immediatamente sottostante l’antenna, sembra essenziale che il perfezionamento del contratto di affitto dell’ area in cui le antenne andranno installate sia possibile solo se TUTTI i cittadini residenti circostanti a tale area, se ce ne sono, e residenti in un volume di spazio definibile come certamente impattato dalle radiazioni, siano d’ accordo.
La metodologia di definizione di un " volume di spazio " certamente impattato dalle radiazioni può essere facilmente stabilita dall’ARPA; una possibile metodologia è indicata al successivo paragrafo 2).
Per quanto riguarda il programma annuale delle installazioni è indispensabile che esso sia pubblicizzato più diffusamente: la semplice affissione di un avviso all’Albo Pretorio o un piccolo trafiletto stampato su un giornale locale non sono sufficienti. Nel quadro di un corretto decentramento di autorità e poteri, il programma delle installazioni dovrebbe essere trasferito ed approvato a livello di Quartiere o di Circoscrizione, a livello cioè di congrue comunità di abitanti ( si può assumere come riferimento tipico una comunità di 10000-20000 residenti ); è essenziale che il tempo a disposizione per l’analisi delle nuove istallazioni sia sufficiente, e cioè, ad esempio, di almeno 90 giorni.
Infine il meccanismo di autorizzazione, che nelle cosiddette " aree di ricerca " consente di prescindere dall’inserimento nei piani annuali di nuove Stazioni va abolito; va inoltre abolita, ove esiste, la possibilità di spezzare il piano annuale in sottopiani: queste pratiche infatti rendono ancora più difficile per i cittadini venire a conoscenza per tempo delle installazioni che sono oggetto di nuove richieste di autorizzazione, e quindi di presentare le loro " Osservazioni ".
Le cosiddette " aree di ricerca " devono essere definite al solo scopo di effettuare su di esse studi propedeutici alle installazioni, allo scopo di consentire ai Comuni d’accordo con i Gestori la produzione di piani previsionali di installazione ottimizzati in relazione agli effetti complessivi e cumulati dell’impatto delle radiazioni elettromagnetiche; certamente questo era il solo scopo che la Legge si prefiggeva nel definire " le aree di ricerca ": la loro introduzione non deve diventare un modo surrettizio che, in pratica, consente di chiedere autorizzazioni per Stazioni non incluse nei piani annuali, con minore visibilità dell’iter procedurale di autorizzazione.
limitazione dell’impatto complessivo delle radiazioni emesse dalle Stazioni
che via via vengono installate
In relazione alla enorme e, di fatto, sostanzialmente disordinata proliferazione di antenne, occorre stabilire criteri più rigorosi di quelli esistenti, per quanto riguarda le valutazioni previsionali dell’impatto delle radiazioni, che sono riportate nella documentazione che accompagna le richieste di nuove autorizzazioni.
ARPA, quale organo competente e indipendente, può facilmente stabilire, diffondere l’ aggiornamento e rendere vincolanti di tali criteri
Allo scopo di chiarire in modo esplicito di cosa si tratta riporto qui alcuni esempi di un maggiore rigore.
Nelle valutazioni di impatto ambientale, ad esempio, si sottovalutano gli effetti cumulati di più stazioni, se esse non sono particolarmente vicine. Un criterio di valutazione non più accettabile è quello di trascurare nella valutazione di impatto di una particolare Stazione l’effetto di qualunque altra Stazione che sia collocata a più di 200 metri di distanza da quella in esame; come detto la proliferazione di antenne impone di considerare anche il contributo delle Stazioni " lontane ", che saranno in generale sempre più numerose ed avranno quindi un effetto cumulativo importante.
Nei siti, non rari, ove oltre alla nuova Stazione esistono elettrodotti ad alta tensione, è indispensabile eseguire una valutazione complessiva degli effetti dei due tipi di installazioni, e solo a una tale valutazione complessiva si potrà subordinare il rilascio dell’autorizzazione alla nuova Stazione.
Si verifica invece che i Gestori, nelle loro richieste di nuova autorizzazione quando si tratta di una loro Stazione addizionale rispetto ad altre esistenti vicine, o addirittura sugli stetti pali, non prendano nemmeno in considerazione i valori di campo elettrico determinati da ARPA per le Stazioni già autorizzate e non prendano nemmeno in considerazione gli elettrodotti presenti nelle vicinanze. Essi infatti trascurano totalmente la presenza di elettrodotti e, per quanto riguarda altre Stazioni Radio vicine, riportano nella loro richiesta gli effetti di queste Stazioni già esistenti dopo averli ricalcolati, spesso in modo non conservativo, prescindendo dalle precedenti valutazioni di ARPA, che erano alla base delle autorizzazioni già date. Le nuove Stazioni poi vengono autorizzate da ARPA, trascurando i calcoli precedenti gatti da ARPA stessa, e considerando invece alcune misure eseguite occasionalmente nei siti già impattati dalle Stazioni esistenti; ma tali misure sono sempre del tutto svincolate dalle effettive condizioni di funzionamento delle Stazioni al momento della misura ! ( In realtà e più in generale la validità delle misure, come oggi sono fatte, è assai criticabile e ciò è discusso al paragrafo 4 ).
Evidentemente queste pratiche vanno combattute semplicemente rigettando le richieste viziate da tali metodi.
E’ anche opportuno, allo scopo di verificare complessivamente i nuovi piani di installazione, stabilire dei semplici criteri di determinazione di impatto delle nuove Stazioni, definendo, come anticipato al paragrafo precedente, un " volume di spazio " certamente impattato dalle radiazioni, in quanto i residenti entro tale volume hanno certamente diritto di verificare la loro situazione PRiMA della installazione.
Per illustrare meglio il concetto che si vuole esprimere viene qui fatta una breve digressione tecnica.
Schema di tipica installazione di SRB su un tetto in città – Sezione verticale
Gli assi del conoide di trasmissione ad 10 metri dall’antenna sono di 14 e 3 metri
Un sistema di trasmissione da una Centrale Radio Base è costituito generalmente da più antenne trasmittenti montate su un palo e orientate diversamente.
Queste antenne hanno dimensioni tipiche pari a 130-200x25x25 cm. Ogni antenna può trasmettere su più canali ( anche fino a 6 ). In città è tipico vedere tre antenne su un palo montate a 120 gradi. Una antenna è costituita da molti dipoli ( antenne elementari ) incluse in un riflettore; in tal modo l’antenna irraggia i suoi segnali in un conoide principale di sezione ellittica, i cui angoli di trasmissione hanno tipicamente 60-70 gradi di ampiezza in orizzontale e 7-8 gradi di ampiezza in verticale. L’asse del conoide può avere una inclinazione rispetto al piano orizzontale; tale angolo si dice angolo di " tilt ", e tipicamente varia da 0 a 8 gradi. Oltre al segnale irradiato nel conoide principale, altri segnali " secondari " più deboli sono irradiati intorno ad esso, per dispersione, sopratutto in vicinanza delle antenne.
E’ quindi evidente che in prossimità di una Centrale Radio Base, a 10-70 metri di distanza ed entro il relativo conoide di trasmissione, il campo elettrico nelle fasi di trasmissione può raggiungere valori elevati in relazione ai relativi effetti biologici ipotizzabili.
ARPA potrebbe, con semplici calcoli parametrici, definire un " volume di spazio " impattato da una Stazione, in funzione della potenza dell’ antenna, dalle sue caratteristiche e dal suo " tilt ": ne risulterebbe una specie di volume cilindrico intorno all’antenna, all’interno del quale NON dovrebbero esserci recettori ( abitazioni ).
Occorrerebbe anche stabilire, con studi e misure sperimentali addizionali, fatte da Arpa quale organo indipendente, come tenere conto delle radiazioni " secondarie " emesse dalle antenne nelle loro vicinanze: infatti tali radiazioni, sono presenti entro i primi 10-20 metri di distanza dalle antenne, anche al di sotto di esse secondo angoli assai acuti; l’ effetto di queste radiazioni è sempre trascurato.
Fra le nuove installazioni vanno considerate con maggior attenzione le cosidette " microcelle " , poste a livello stradale, talvolta sopra vecchie cabine telefoniche. Esse hanno impatto limitato a raggi di 3-6 metri intorno ad esse; le loro radiazioni colpiscono ignari passanti, per i quali non vale il criterio di persistenza temporale; tuttavia possono esservi esercizi vicini alle antenne, che meriterebbero considerazione.
Infine occorre osservare che da qualche tempo i Gestori di telefonia mobile non utilizzano più trasmissioni in cavo per le comunicazioni fra Stazioni Radio Base e Stazioni gerarchicamente superiori; tali comunicazioni sono sempre più spesso realizzate con Ponti Radio montati sugli stessi pali su cui sono montate le antenne delle Stazioni Radio Base.
Criterio attualmente prevalente, accettato anche da ARPA, è quello di consentire l’installazione di questi Ponti Radio senza autorizzazione preventiva. Ciò sembra pericoloso; infatti un Ponte Radio richiede potenze limitate in Watt, ma la sue enorme direttività fa si che nella pur limitata area di spazio ove avviene la trasmissione il campo elettrico sia molto elevato, più elevato di quanto prescrivono i limiti di Legge per i siti abitati. Occorre pertanto sottoporre anche ciascuna di queste installazioni ad autorizzazione, a seguito di attenta e puntuale analisi
Regolazione degli effetti paesaggistici della antenne
E’ evidente che le antenne poste sui tetti o su alti pali rovinano il paesaggio. Su questo punto molti Regolamenti Comunali insistono, raccomandando l’occultamento delle antenne e suggerendo la loro installazione a quote basse, e su strutture di sostegno non invasive. Purtroppo queste raccomandazioni non sono compatibili con la tutela della salute: come si è detto nel precedente paragrafo, quanto più in alto sono poste le antenne, tanto meno sarà probabile che nello spazio impattato da elevati livelli di radiazioni ci siano dei ricettori ( abitazioni ).
Questa forma di inquinamento è molto subdola, perché i nostri sensi non l’avvertono; pertanto è essenziale tenere quanto più lontano possibile le antenne dalle abitazioni: se noi dobbiamo convivere con questa forma di inquinamento, che sempre più ci avvolge, dobbiamo sacrificare il paesaggio. Fra tutela del paesaggio e tutela della salute la scelta da privilegiare è la tutela della salute; lo richiede la Costituzione, lo suggerisce il buon senso.
Allora dai Regolamenti Comunali devono assolutamente SPARIRE tutte le prescrizioni che suggeriscono di occultare le antenne, di tenerle a quote basse rispetto alle case e di usare quindi strutture leggere di sostegno.
Controlli necessari per monitorare correttamente l’ esercizio delle Stazioni
Il miglioramento dei controlli relativi all’esercizio delle Stazioni è pertinente ad un’area di interventi ove le Autorità Locali è completamente priva di vincoli dettati dalle Leggi dello Stato. Qui allora può essere esercitata una azione assai efficace.
Gli interventi proponibili sono di due tipi: migliorare i criteri di misura dei livelli di radiazione, installazione di strumentazione di controllo nelle stazioni.
Per quanto riguarda i criteri di misura delle radiazioni si possono fare le seguenti osservazioni di carattere generale. Il valore di campo elettrico varia molto durante il giorno ( con rapporto valore massimo/ valore minimo pari anche a 3): il valore di campo elettrico misurabile in un certo istante dipende dalla potenza trasmessa in quell’istante dalle antenne. Allora sembra necessario misurare CONTESTUALMENTE al campo elettrico in un sito ritenuto impattato anche la potenza trasmessa dalla o dalle antenne di cui si vuole determinare l’effetto inquinante. Se tale misura contestuale non viene fatta, la misura sul sito in esame non ha valore. Sembra del tutto ovvio che la misura di campo elettrico fatta in un particolare sito in un certo istante sia da correlare con un’ analoga misura di potenza trasmessa nello stesso istante dall’ antenna di cui si intende valutare l’effetto. Solo dalla relazione fra queste due misure si può valutare il campo elettrico che sarà prodotto per effetto dell’antenna, quando questa trasmettesse alla massima potenza autorizzata. Si può essere più chiari con un esempio: se la misura di campo elettrico avesse dato 1,4 Volt/metro nel sito di via " Tale " , e in quel momento la Stazione vicina a via " Tale " avesse trasmesso con una potenza di 4 Watt, mentre la potenza autorizzata per quella stazione fosse stata di 20 Watt ( valore tipico ), ci si potrebbe aspettare, in base ad una plausibile ipotesi di linearità, che il campo elettrico raggiungerebbe valori maggiori di 6 Volt/metro.
Le misure però NON vengono fatte in questo modo; vogliamo chiarire che le misure sono certamente sempre fatte rispettando i criteri che le norme impongono per avere misure precise; ma tali misure fatte come sono fatte di solito non servono, perché non sono correlate con la misura della potenza emessa in quel momento dalle antenne. Soltanto misure correlate fra potenza trasmessa e valore misurato hanno significato.
La questione diventa ancora più importate se si considera che le autorizzazioni all’esercizio sono date in corrispondenza di una potenza di trasmissione ben definita per ogni Stazione; tuttavia gli impianti consentono, in generale, potenze di trasmissione e numero di canali maggiori di quelli autorizzati; né le Leggi impongono sistemi di controllo dell’esercizio delle stazioni, quali ad esempio, l’installazione di indicatori di potenza certificati e piombati accessibili al pubblico e limitatori di potenza, certificati e piombati, e accessibili al pubblico. L’ installazione di questi strumenti CERTIFICATI e PIOMBATI andrebbe IMPOSTA a livello di Regolamenti Comunali, quale condizione per ottenere l’autorizzazione all’esercizio, e il relativo controllo di questi strumenti andrebbe organizzato e sviluppato.
Bibliografia relativa agli effetti biologici
delle radiazioni elettromagnetiche ad alta frequenza.
Hyland GJ - " The physiological and enviromental effects of non-ionizing radiations " , EEC Private Treaty n. EP/IV/STOA/2000/07/03 - 2000 e 2002
( Questo è un documento di sintesi abbastanza aggiornato, che si può facilmente
reperire su Internet facendo semplicemente riferimento al nome dell’autore ).
R. Santini - " Telephones cellulaires: Danger ? " - M. Pietteur Editions - 1998
( Questo documento è stato prodotto per il Parlamento Europeo, riferimento al
deputato mr. G. Tamino , protocollato nel 2001 )
F. Marinelli , D. La Sala, G. Cicciotti, L. Cattini, C. Trimarchi, S. Putti, A. Zamparelli, L. Giuliani, G. Tomassetti, C. Cinti – " Exposure to 900 Mhz elecromagantic field induces an umbalance between pro-apoptotic and pro-survival signals in T.Lymphoblastod Leucemia cells " - J Cell Physiology, ITOI-CNR Bologna - 02/2004
A.G. Levis - " Effetti biologici e sanitari a breve e lungo termine delle radiofrequenze e delle microonde " - ICEMS, Padova – Perizia, 2003.
R. Santini - " Survey study of people living in the vicinity of cellular phone Base Stations " – Electromagnetic Biology and medicine - 2003
E.A. Navarro – " The microwave syndrome: a preliminary study in Spain " – Electromagnetic Bioogy and Medicine - 2003
P. Michelozzi – " Casi di Leucemia in adulti e bambini in vicinanza di stazioni trasmittenti radio di elevata potenza a Roma " – Am.J. Epidemiol., 2002
F. Marinelli - " Modifica biologica delle cellule del sistema immunitario e alterazione del ciclo cellulare per esposizione alle frequenze del telefono cellulare ",
CNR, Congresso Codacons di Ischia- 20/10/2001
L. Giuliani, De Ninno - " Prova sperimentale dell’effetto risonante di deboli campi elettromagnetici sulle molecole biologiche e sulle cellule " , ISPESL, Congresso Codacons di Ischia- 20/10/2001
M. Sandstrom – " Mobile phone use and subjective symptoms experienced by users of mobile phones " – Occup.Med. 2001
Maes A, Collier M, Vershaeve L - " Cytogenetic effects of 900 MHz ( GSM ) microwaves in human lynphocites " - Bioelectromagnetics - 2000
Aldo Zechini D’Aulerio – " Influenza delle onde elettromagnetiche sugli organismi viventi " Istituto di Patologia Vegetale di Bologna , Congresso SNILPI di Bologna , Inarcos 3/2000
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Adey W.R. – " Tissue interaction with non ionizing electromagnetic fields " – Phisiology Review 61,435-513 - 1981
NASA – " Effects of low power microwaves on the local cerebral blood flow of consciuos rats " ID 19810004209 N ( 91NI2720 ) , Nasa Technical Report No. AD-A0900426 . 01/06/1980
( importante studio sperimentale della Nasa che fin dal 1980 dimostrava effetti biologici importanti ad un livello di potenza delle radiazioni assorbite pari a qualche microwatt/cm2 (corrispondenti a campi elettrici inferiori ad 1 Volt/metro ) in un campo di frequenze, tipico dei cellulari, da 0,4 a 3 Ghz .)
Regolamenti Comunali in materia di installazione
di Stazioni Radio Base per Telefonia mobile.
Antenne, tralicci e cabine
Salvaguardia della salute dei cittadini e dei lavoratori
Diritti e doveri - ULTIME NOVITA’
Introduzione.
Un Regolamento Comunale in materia di installazione di Stazioni Radio Base per Telefonia mobile non può modificare i limiti di accettabilità delle radiazioni elettromagnetiche: esse, in base alle Leggi vigenti ed alla loro attuale interpretazione da parte del Consiglio di Stato, sono definite univocamente dalle Leggi dello Stato.
Peraltro le Leggi dello Stato stabiliscono tali limiti basandosi sull’ipotesi che sia pericoloso solamente l’effetto termico delle radiazioni elettromagnetiche; molti scienziati, da circa 25 anni, attraverso indipendenti lavori sviluppati in tante diverse parti del mondo, hanno invece già dimostrato che tali radiazioni hanno effetti pericolosi a lungo termine e che tali effetti sono addizionali all’effetto termico ( vedere bibliografia allegata ).
Invece la presenza di ben quattro diversi Gestori e l’introduzione di sempre nuove funzioni dei telefonini - incluse funzioni di tipo essenzialmente ludico e certamente non di pubblica utilità -, porta ad una abnorme proliferazione di antenne, e addirittura ad antenne di diversi Gestori installate negli stessi siti.
L’epidemiologia dimostrerà pertanto fra qualche tempo se i limiti attuali debbano essere abbassati o meno.
I Regolamenti Comunali tuttavia possono definire regole di corretta installazione ed esercizio delle Stazioni, in forza di una autorità locale che viene riconosciuta o, almeno, non può essere contestata. Si tratta precisamente di quanto segue:
1) rendere trasparente l’iter procedurale di autorizzazione delle nuove installazioni;
limitare l’impatto complessivo delle radiazioni emesse dalle Stazioni che via via vengono installate;
regolare gli effetti paesaggistici della antenne;
stabilire i controlli che sono necessari per monitorare un corretto esercizio delle Stazioni.
Per ciascuno di questi interventi si possono dare dei suggerimenti, che sono riportati qui nel seguito.
Trasparenza dell’iter procedurale
La possibilità di installazione di una Stazione dipende dall’esistenza di un contratto di affitto di un’area su cui gli impianti andranno montati; inoltre, tale nuova Stazione deve essere citata in un programma annuale di installazioni o deve essere inserita in una cosidetta " area di ricerca ".
Poiché tuttavia la trasmissione delle radiazioni elettromagnetiche da una antenna non impatta in modo significativo l’area immediatamente sottostante l’antenna, sembra essenziale che il perfezionamento del contratto di affitto dell’ area in cui le antenne andranno installate sia possibile solo se TUTTI i cittadini residenti circostanti a tale area, se ce ne sono, e residenti in un volume di spazio definibile come certamente impattato dalle radiazioni, siano d’ accordo.
La metodologia di definizione di un " volume di spazio " certamente impattato dalle radiazioni può essere facilmente stabilita dall’ARPA; una possibile metodologia è indicata al successivo paragrafo 2).
Per quanto riguarda il programma annuale delle installazioni è indispensabile che esso sia pubblicizzato più diffusamente: la semplice affissione di un avviso all’Albo Pretorio o un piccolo trafiletto stampato su un giornale locale non sono sufficienti. Nel quadro di un corretto decentramento di autorità e poteri, il programma delle installazioni dovrebbe essere trasferito ed approvato a livello di Quartiere o di Circoscrizione, a livello cioè di congrue comunità di abitanti ( si può assumere come riferimento tipico una comunità di 10000-20000 residenti ); è essenziale che il tempo a disposizione per l’analisi delle nuove istallazioni sia sufficiente, e cioè, ad esempio, di almeno 90 giorni.
Infine il meccanismo di autorizzazione, che nelle cosiddette " aree di ricerca " consente di prescindere dall’inserimento nei piani annuali di nuove Stazioni va abolito; va inoltre abolita, ove esiste, la possibilità di spezzare il piano annuale in sottopiani: queste pratiche infatti rendono ancora più difficile per i cittadini venire a conoscenza per tempo delle installazioni che sono oggetto di nuove richieste di autorizzazione, e quindi di presentare le loro " Osservazioni ".
Le cosiddette " aree di ricerca " devono essere definite al solo scopo di effettuare su di esse studi propedeutici alle installazioni, allo scopo di consentire ai Comuni d’accordo con i Gestori la produzione di piani previsionali di installazione ottimizzati in relazione agli effetti complessivi e cumulati dell’impatto delle radiazioni elettromagnetiche; certamente questo era il solo scopo che la Legge si prefiggeva nel definire " le aree di ricerca ": la loro introduzione non deve diventare un modo surrettizio che, in pratica, consente di chiedere autorizzazioni per Stazioni non incluse nei piani annuali, con minore visibilità dell’iter procedurale di autorizzazione.
limitazione dell’impatto complessivo delle radiazioni emesse dalle Stazioni
che via via vengono installate
In relazione alla enorme e, di fatto, sostanzialmente disordinata proliferazione di antenne, occorre stabilire criteri più rigorosi di quelli esistenti, per quanto riguarda le valutazioni previsionali dell’impatto delle radiazioni, che sono riportate nella documentazione che accompagna le richieste di nuove autorizzazioni.
ARPA, quale organo competente e indipendente, può facilmente stabilire, diffondere l’ aggiornamento e rendere vincolanti di tali criteri
Allo scopo di chiarire in modo esplicito di cosa si tratta riporto qui alcuni esempi di un maggiore rigore.
Nelle valutazioni di impatto ambientale, ad esempio, si sottovalutano gli effetti cumulati di più stazioni, se esse non sono particolarmente vicine. Un criterio di valutazione non più accettabile è quello di trascurare nella valutazione di impatto di una particolare Stazione l’effetto di qualunque altra Stazione che sia collocata a più di 200 metri di distanza da quella in esame; come detto la proliferazione di antenne impone di considerare anche il contributo delle Stazioni " lontane ", che saranno in generale sempre più numerose ed avranno quindi un effetto cumulativo importante.
Nei siti, non rari, ove oltre alla nuova Stazione esistono elettrodotti ad alta tensione, è indispensabile eseguire una valutazione complessiva degli effetti dei due tipi di installazioni, e solo a una tale valutazione complessiva si potrà subordinare il rilascio dell’autorizzazione alla nuova Stazione.
Si verifica invece che i Gestori, nelle loro richieste di nuova autorizzazione quando si tratta di una loro Stazione addizionale rispetto ad altre esistenti vicine, o addirittura sugli stetti pali, non prendano nemmeno in considerazione i valori di campo elettrico determinati da ARPA per le Stazioni già autorizzate e non prendano nemmeno in considerazione gli elettrodotti presenti nelle vicinanze. Essi infatti trascurano totalmente la presenza di elettrodotti e, per quanto riguarda altre Stazioni Radio vicine, riportano nella loro richiesta gli effetti di queste Stazioni già esistenti dopo averli ricalcolati, spesso in modo non conservativo, prescindendo dalle precedenti valutazioni di ARPA, che erano alla base delle autorizzazioni già date. Le nuove Stazioni poi vengono autorizzate da ARPA, trascurando i calcoli precedenti gatti da ARPA stessa, e considerando invece alcune misure eseguite occasionalmente nei siti già impattati dalle Stazioni esistenti; ma tali misure sono sempre del tutto svincolate dalle effettive condizioni di funzionamento delle Stazioni al momento della misura ! ( In realtà e più in generale la validità delle misure, come oggi sono fatte, è assai criticabile e ciò è discusso al paragrafo 4 ).
Evidentemente queste pratiche vanno combattute semplicemente rigettando le richieste viziate da tali metodi.
E’ anche opportuno, allo scopo di verificare complessivamente i nuovi piani di installazione, stabilire dei semplici criteri di determinazione di impatto delle nuove Stazioni, definendo, come anticipato al paragrafo precedente, un " volume di spazio " certamente impattato dalle radiazioni, in quanto i residenti entro tale volume hanno certamente diritto di verificare la loro situazione PRiMA della installazione.
Per illustrare meglio il concetto che si vuole esprimere viene qui fatta una breve digressione tecnica.
Schema di tipica installazione di SRB su un tetto in città – Sezione verticale
Gli assi del conoide di trasmissione ad 10 metri dall’antenna sono di 14 e 3 metri
Un sistema di trasmissione da una Centrale Radio Base è costituito generalmente da più antenne trasmittenti montate su un palo e orientate diversamente.
Queste antenne hanno dimensioni tipiche pari a 130-200x25x25 cm. Ogni antenna può trasmettere su più canali ( anche fino a 6 ). In città è tipico vedere tre antenne su un palo montate a 120 gradi. Una antenna è costituita da molti dipoli ( antenne elementari ) incluse in un riflettore; in tal modo l’antenna irraggia i suoi segnali in un conoide principale di sezione ellittica, i cui angoli di trasmissione hanno tipicamente 60-70 gradi di ampiezza in orizzontale e 7-8 gradi di ampiezza in verticale. L’asse del conoide può avere una inclinazione rispetto al piano orizzontale; tale angolo si dice angolo di " tilt ", e tipicamente varia da 0 a 8 gradi. Oltre al segnale irradiato nel conoide principale, altri segnali " secondari " più deboli sono irradiati intorno ad esso, per dispersione, sopratutto in vicinanza delle antenne.
E’ quindi evidente che in prossimità di una Centrale Radio Base, a 10-70 metri di distanza ed entro il relativo conoide di trasmissione, il campo elettrico nelle fasi di trasmissione può raggiungere valori elevati in relazione ai relativi effetti biologici ipotizzabili.
ARPA potrebbe, con semplici calcoli parametrici, definire un " volume di spazio " impattato da una Stazione, in funzione della potenza dell’ antenna, dalle sue caratteristiche e dal suo " tilt ": ne risulterebbe una specie di volume cilindrico intorno all’antenna, all’interno del quale NON dovrebbero esserci recettori ( abitazioni ).
Occorrerebbe anche stabilire, con studi e misure sperimentali addizionali, fatte da Arpa quale organo indipendente, come tenere conto delle radiazioni " secondarie " emesse dalle antenne nelle loro vicinanze: infatti tali radiazioni, sono presenti entro i primi 10-20 metri di distanza dalle antenne, anche al di sotto di esse secondo angoli assai acuti; l’ effetto di queste radiazioni è sempre trascurato.
Fra le nuove installazioni vanno considerate con maggior attenzione le cosidette " microcelle " , poste a livello stradale, talvolta sopra vecchie cabine telefoniche. Esse hanno impatto limitato a raggi di 3-6 metri intorno ad esse; le loro radiazioni colpiscono ignari passanti, per i quali non vale il criterio di persistenza temporale; tuttavia possono esservi esercizi vicini alle antenne, che meriterebbero considerazione.
Infine occorre osservare che da qualche tempo i Gestori di telefonia mobile non utilizzano più trasmissioni in cavo per le comunicazioni fra Stazioni Radio Base e Stazioni gerarchicamente superiori; tali comunicazioni sono sempre più spesso realizzate con Ponti Radio montati sugli stessi pali su cui sono montate le antenne delle Stazioni Radio Base.
Criterio attualmente prevalente, accettato anche da ARPA, è quello di consentire l’installazione di questi Ponti Radio senza autorizzazione preventiva. Ciò sembra pericoloso; infatti un Ponte Radio richiede potenze limitate in Watt, ma la sue enorme direttività fa si che nella pur limitata area di spazio ove avviene la trasmissione il campo elettrico sia molto elevato, più elevato di quanto prescrivono i limiti di Legge per i siti abitati. Occorre pertanto sottoporre anche ciascuna di queste installazioni ad autorizzazione, a seguito di attenta e puntuale analisi
Regolazione degli effetti paesaggistici della antenne
E’ evidente che le antenne poste sui tetti o su alti pali rovinano il paesaggio. Su questo punto molti Regolamenti Comunali insistono, raccomandando l’occultamento delle antenne e suggerendo la loro installazione a quote basse, e su strutture di sostegno non invasive. Purtroppo queste raccomandazioni non sono compatibili con la tutela della salute: come si è detto nel precedente paragrafo, quanto più in alto sono poste le antenne, tanto meno sarà probabile che nello spazio impattato da elevati livelli di radiazioni ci siano dei ricettori ( abitazioni ).
Questa forma di inquinamento è molto subdola, perché i nostri sensi non l’avvertono; pertanto è essenziale tenere quanto più lontano possibile le antenne dalle abitazioni: se noi dobbiamo convivere con questa forma di inquinamento, che sempre più ci avvolge, dobbiamo sacrificare il paesaggio. Fra tutela del paesaggio e tutela della salute la scelta da privilegiare è la tutela della salute; lo richiede la Costituzione, lo suggerisce il buon senso.
Allora dai Regolamenti Comunali devono assolutamente SPARIRE tutte le prescrizioni che suggeriscono di occultare le antenne, di tenerle a quote basse rispetto alle case e di usare quindi strutture leggere di sostegno.
Controlli necessari per monitorare correttamente l’ esercizio delle Stazioni
Il miglioramento dei controlli relativi all’esercizio delle Stazioni è pertinente ad un’area di interventi ove le Autorità Locali è completamente priva di vincoli dettati dalle Leggi dello Stato. Qui allora può essere esercitata una azione assai efficace.
Gli interventi proponibili sono di due tipi: migliorare i criteri di misura dei livelli di radiazione, installazione di strumentazione di controllo nelle stazioni.
Per quanto riguarda i criteri di misura delle radiazioni si possono fare le seguenti osservazioni di carattere generale. Il valore di campo elettrico varia molto durante il giorno ( con rapporto valore massimo/ valore minimo pari anche a 3): il valore di campo elettrico misurabile in un certo istante dipende dalla potenza trasmessa in quell’istante dalle antenne. Allora sembra necessario misurare CONTESTUALMENTE al campo elettrico in un sito ritenuto impattato anche la potenza trasmessa dalla o dalle antenne di cui si vuole determinare l’effetto inquinante. Se tale misura contestuale non viene fatta, la misura sul sito in esame non ha valore. Sembra del tutto ovvio che la misura di campo elettrico fatta in un particolare sito in un certo istante sia da correlare con un’ analoga misura di potenza trasmessa nello stesso istante dall’ antenna di cui si intende valutare l’effetto. Solo dalla relazione fra queste due misure si può valutare il campo elettrico che sarà prodotto per effetto dell’antenna, quando questa trasmettesse alla massima potenza autorizzata. Si può essere più chiari con un esempio: se la misura di campo elettrico avesse dato 1,4 Volt/metro nel sito di via " Tale " , e in quel momento la Stazione vicina a via " Tale " avesse trasmesso con una potenza di 4 Watt, mentre la potenza autorizzata per quella stazione fosse stata di 20 Watt ( valore tipico ), ci si potrebbe aspettare, in base ad una plausibile ipotesi di linearità, che il campo elettrico raggiungerebbe valori maggiori di 6 Volt/metro.
Le misure però NON vengono fatte in questo modo; vogliamo chiarire che le misure sono certamente sempre fatte rispettando i criteri che le norme impongono per avere misure precise; ma tali misure fatte come sono fatte di solito non servono, perché non sono correlate con la misura della potenza emessa in quel momento dalle antenne. Soltanto misure correlate fra potenza trasmessa e valore misurato hanno significato.
La questione diventa ancora più importate se si considera che le autorizzazioni all’esercizio sono date in corrispondenza di una potenza di trasmissione ben definita per ogni Stazione; tuttavia gli impianti consentono, in generale, potenze di trasmissione e numero di canali maggiori di quelli autorizzati; né le Leggi impongono sistemi di controllo dell’esercizio delle stazioni, quali ad esempio, l’installazione di indicatori di potenza certificati e piombati accessibili al pubblico e limitatori di potenza, certificati e piombati, e accessibili al pubblico. L’ installazione di questi strumenti CERTIFICATI e PIOMBATI andrebbe IMPOSTA a livello di Regolamenti Comunali, quale condizione per ottenere l’autorizzazione all’esercizio, e il relativo controllo di questi strumenti andrebbe organizzato e sviluppato.
Bibliografia relativa agli effetti biologici
delle radiazioni elettromagnetiche ad alta frequenza.
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( Questo è un documento di sintesi abbastanza aggiornato, che si può facilmente
reperire su Internet facendo semplicemente riferimento al nome dell’autore ).
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( Questo documento è stato prodotto per il Parlamento Europeo, riferimento al
deputato mr. G. Tamino , protocollato nel 2001 )
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( importante studio sperimentale della Nasa che fin dal 1980 dimostrava effetti biologici importanti ad un livello di potenza delle radiazioni assorbite pari a qualche microwatt/cm2 (corrispondenti a campi elettrici inferiori ad 1 Volt/metro ) in un campo di frequenze, tipico dei cellulari, da 0,4 a 3 Ghz .)
11.01.2004
CONGRESSO DS: UNA LETTERA-DOCUMENTO DI ALDO D'ALFONSO.
I condirettori di Impegno Nuovo, Gregorio Scalise e Davide Ferrari, hanno aderito alla mozione "Salvi".
Ma ospitiamo con interesse le riflessioni di Aldo D'alfonso.
e' l'inizio di un contributo al dibattito che la nostra rivista vuole realizzare.
Bologna, 25 ottobre 2004
Care/i compagne/i
Come sono solito fare ho cominciato a mettere sulla carta, per mio uso personale, alcune riflessioni sulla non facile situazione nella quale si svolgono la preparazione del Congresso Nazionale dei DS e gli imminenti Congressi delle Unità di base.
Come al solito, la penna (il computer) mi ha preso la mano - capita quando si fatica a chiarirsi le idee - e mi sono trovato a mettere la parola "fine" dopo aver scritto dieci cartelle.
Come ho fatto altre volte, ho pensato di mettere al corrente di queste mie idee alcuni amici e compagni dei quali ho stima e con i quali non sempre è facile avere uno scambio di opinioni. Nel passato, iniziative del genere sono state apprezzate da alcuni che hanno anche trovato il tempo di farmi conoscere il loro parere, mentre da altri non sono state neppure prese in considerazione. Non mi risulta, però, che qualcuno le abbia considerate un dispetto. Questa volta, ho rischiato di più avendo esteso la platea degli indirizzi. Spero che le reazioni non siano peggiori.
La comodità delle trasmissioni e-mail -è che, dopo averne preso una superficiale visione, si possono lasciar perdere senza stamparle o è finanche possibile cancellarle con un semplice clic. Non mi sentirò offeso da chi seguirà quest'ultimo impulso. A maggior ragione considerando che le mie dieci pagine dovrebbero aggiungersi alle oltre cento delle varie Mozioni. D'altra parte, il tempo impiegato per far giungere questo scritto ad un certo numero di indirizzi è stato minimo.
Non pretendo che tutto o parte di quel che ho scritto sia condiviso. Sono convinto di non essere in grado dar lezioni, ma soltanto di confrontare con altri che vogliano farlo - che abbiano certezze o dubbi - i miei confusi pensieri.
Cordialmente
Aldo d'Alfonso
RIFLESSIONI. OTTOBRE 2004
Considero assolutamente prioritario, per chiunque voglia dirsi di sinistra, preoccupato per le sorti della democrazia in Italia, desideroso di assicurare a tutti i cittadini un futuro migliore, il compito di impedire a Berlusconi e agli attuali suoi accoliti di restare al governo del Paese oltre il 2006. Credo che a questo fine vada subordinata ogni altra questione, pur importante.
Un incipit di queste riflessioni, così drastico o, come è entrato tra i modi di dire, senza se e senza ma, si rende necessario per tre ragioni.
1 - Perché sono convinto che, pur considerando la gravità di questi anni di berlusconismo e le difficoltà che si incontreranno per sanare i danni provocati, la situazione, anche a metà del 2006, non sarà irreversibile. Invece, altri cinque anni di berlusconismo, arrivare in questa situazione al 2011, potrebbero rendere infinitamente più difficile una inversione di rotta. Montanelli diceva che il miglior antidoto al berlusconismo sarebbe stato quello di vederlo governare. Se questo può esser vero per un periodo limtato (anche se cinque anni non sono pochi) può dimostrarsi falso per un periodo più lungo. Leggi a hoc, abitudini, rassegnazione, possono portare ad un perpetuarsi di un modo di governare per molti anni. Alla ripulsa può seguire l'assuefazione e, infine, la dipendenza. Il famoso "dura minga" con il quale Vittorio Emanuele III invitava i suoi generali a sopportare quella che credeva una "ventata" di fascismo si dimostrò falso. La ventata durò un ventennio e gli italiani, tra mugugni sempre più flebili si adattarono perfino a guardare con orgoglio anziché con irrisione i gerarchi che si esibivano in improbabili esercizi ginnici. Qualsiasi riferimento a joggin di gruppo e bandane è puramente casuale
2 - Perché mi sembra che da più parti, con facile ottimismo, si consideri ormai chiusa l'era Berlusconi e la preoccupazione principale sia quella di posizionarsi per un dopo Berlusconi. Le liti - non le discussioni - tra le forze politiche del fronte avverso e all'interno di ciascuna di esse sono l'espressione di questa preoccupazione. Ai vecchi elettori e ai potenziali elettori del centrosinistra, appaiono meschine lotte di potere e esasperati personalismi, anche quando non lo sono, e portano, come minimo, ad un minore impegno nelle battaglie da condurre da qui fino alle elezioni politiche del 2006..
3 - Perché - riprendo il punto "1" - non tutti sai rendono conto che una caduta di Berlusconi, che non significa la fine del berlusconismo, ma, almeno un freno allo sviluppo di questo, lascia aperti dei varchi ad una
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seppur lenta e difficile inversione di tendenza. Una permanenza del personaggio al governo, con l'inevitabile aumento della schiera degli
accoliti, per rassegnazione o per opportunismi, sancirebbe, per lungo tempo, l'inutilità di discussioni sul carattere dei partiti, sulle riforme necessarie, su una sinistra più o meno radicale, ecc. Una vittoria del centrosinistra, di questo centrosinistra, può esser considerata insufficiente e, addirittura, tale da favorire il prevalere all'interno della sinistra di tendenze liquidatorie dei partiti in generale e dello stesso partito dei DS in particolare. Lascerebbe, però, aperti spazi di discussione, cosa che non avverrebbe con la continuità di un potere berlusconiano. Il "primum vivere" è assicurato dalla sconfitta di Berlusconi, il "philosophari" del "deinde" può esser, poi, più o meno difficile, ma sempre possibile. Impossibile, invece, se il potere berlusconiano annulla la possibilità del vivere, sia pur con disagio, nella quale esiste la possibilità di far prevalere delle idee "di sinistra".
Sconfitta di Berlusconi e fine del berlusconismo
Son due cose diverse. Come tutti i capi e, checché se ne dica, Berlusconi è un capo, il Silvio ha interpretato un sentimento diffuso, poi ci ha messo del suo. Una sua sconfitta personale avrebbe il duplice significato della caduta di un modello e di un arresto di una tendenza, ma, certamente, non significherebbe la fine dello sfrenato desiderio di ricchezza, dei meschini individualismi, delle prevalenze delle apparenze sulle sostanze, dei ciechi, spesso razzistici, egoismi, del comodo rifiuto di confrontarsi con i grandi problemi del mondo, in nome della salvaguardia di personali, immediati interessi, sentimenti comuni a vasti strati della popolazione. La vittoria di una battaglia contro un modo di vita che, alla lunga, è suicida, può esser favorita da leggi e comportamenti di chi governa, ma richiede tempi lunghi e un impegno "culturale" che è mancato, nella sinistra, da molti anni e che non è detto trovi una piena disponibilità in tutte le forze che oggi lottano contro Berlusconi..
Si può perfino ipotizzare che, stanti gli attuali rapporti di forze, una vittoria del centrosinistra porti acqua al mulino dei cosiddetti moderati, degli antipartiti e, in particolare, dei fautori di una liquidazione di quel che resta della sinistra storica. Lascerebbe, però, uno spazio a posizioni che, magari per lungo tempo, rimarrebbero minoritarie, ma che con un lavoro paziente e tenace potrebbero conquistare più larghi consensi. Un lavoro che sarebbe impossibile, salvo improponibili catarsi, con una permanenza al potere di Berlusconi.
Può sembrar pericoloso e errato sostenere una politica dei due tempi: porsi, innanzitutto, il problema di battere Berlusconi e rimandare a un poi una
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battaglia culturale per riimmettere e far prevalere tra i DS e nella società idee di sinistra. C'è da dire che anche nel corso della battaglia contro Berlusconi si possono sostenere idee di sinistra, pur senza "rompere" in nome di quelle. Non mi stancherò mai di ripetere, però, che la prima lezione di politica che ho avuto è stata quella che convinse, me riluttante, ad accantonare la pregiudiziale antimonarchica per raccogliere il più ampio arco di forze nella lotta di liberazione dai nazisti e dai fascisti. Una idea che risultò vincente, una lezione che, mutatis…considero sempre valida
P.S. Ho trovato molto convincente una risposta che il regista Almodovar ha dato a Serena Dandini che lo ha intervistato domenica 24 ottobre, nella trasmissione "Parlate con me", purtroppo dopo le ore 23: "Credo, pur non conoscendo Kerry, che in questo momento il problema sia di mandare via Bush. Kerry può essere un'incognita, però è meglio un'incognita, meglio il mistero, anche se dovesse rivelarsi una catastrofe, di quello che c'è ora".
Per battere Berlusconi, rafforzare i DS. Il Congresso
Questa incompleta e forse troppo lunga o troppo sintetica premessa, mi è sembrata indispensabile per affrontare un problema che deve essere risolto in tempi brevi: quello della collocazione di un iscritto ai DS nel dibattito interno al partito, in questi mesi che ci separano dal Congresso nazionale che avrà luogo nel febbraio 2005.
Tutti sono d'accordo nel dire che sarebbe errato lasciarsi trascinare in una discussione che si svolga, prevalentemente all'interno delle Unità di base, dei Congressi di Federazione e in parte sulla stampa, ignorando quel che pensa una gran parte di un elettorato, consolidato o potenziale, che quella discussione segue senza grande interesse e comprendendone, in genere, poco. Il rischio che ciò avvenga, però, è reale.
Provo a buttar giù il quadro che appare a un elettore DS che ha, si, una informazione, ma non fa parte di quella ristretta cerchia di chi segue professionalmente o con grande passione la vita politica. A questa categoria appartiene, a mio parere, anche un gran numero di quei compagni che non solo sono elettori DS, ma frequentano anche le Unità di base e costituiranno la platea congressuale e che o non sono interessati o sono refrattari a seguire il dibattito che si sviluppa nelle alte sfere.
Le diverse posizioni in preparazione e nello svolgimento del Congresso
A queste due categorie di persone appaiono, all'ingrosso, così:
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Tutti i DS sono seriamente impegnati nella battaglia per battere Berlusconi e i suoi, nelle imminenti elezioni regionali e, tra poco più di un anno, nelle elezioni politiche. Rispetto ad altri Partiti della coalizione di centrosinistra i DS sono i più convinti della necessità di tener unita la coalizione, disponibili anche a sacrificare parte della propria rappresentanza a favore dei partiti minori, a compromessi che portino ad accantonare se non a rinunciare ad alcuni punti di un programma che considerano importanti, pur di mantenere quell'unità della coalizione che reputano indispensabile per vincere. Una
parte "più radicale" di elettori DS preferirebbe una durezza maggiore nel sostenere certi principi, ma, alla fine, è disposta a votare lo stesso, a patto che non si superino certi limiti.
Una parte, molto più ristretta, di queste persone è informata del fatto che, all'interno dei DS è vivo un dibattito tra diverse posizioni. Le compagne e i compagni che frequentano le Unità di base e che parteciperanno ai congressi saranno, doverosamente, informati della pluralità di posizioni, gli altri, seppur in misura minore, ne saranno informati dalla stampa e dalla TV che faranno di tutto per far apparire le diverse posizioni come rotture insanabili.
In ogni caso i più informati sapranno:
Che c'è una "mozione" - più semplicemente la definiranno "corrente" - che ha un titolo, ma che fa capo al Segretario dei DS, Fassino - per questo sarà chiamata la mozione Fassino - che ha una indiscussa e larga maggioranza, tanto che nessuna altra mozione propone un proprio candidato a segretario nazionale dei DS.
Che ci sono altre tre mozioni, con nomi troppo complicati per tenerli a mente, ma che, con tutto il rispetto dei singoli, chiamandole mozione Bandoli, mozione Mussi, mozione Salvi, non si identificano con personaggi con una sufficiente "visibilità" che vada oltre gli addetti ai lavori.
E' chiaro che, in un partito che conserva molte delle caratteristiche, positive e negative, del vecchio PCI, tra le quali quello di identificare il Partito con il Segretario, la Mozione Fassino, per quelli che parteciperanno ai congressi delle Unità di base sarà quella da votare "con pochi se e pochi ma". Ovviamente a vantaggio di quella mozione andrà il fatto che, specialmente in quest'ultimo anno, non sono mancati i successi: aumento della percentuale dei voti nelle elezioni comunali e provinciali, conquista di importanti Enti locali, ecc. P.S. Anche il 7 a 0 della scorsa settimana.
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Le tre mozioni "di minoranza"
Le mozioni di minoranza saranno tre, ma le posizioni con le quali vari gruppi si presenteranno ai congressi delle Unità di base saranno quattro. Infatti, alcuni compagni presenteranno un documento con il quale spiegano la loro astensione dal voto sulle mozioni e inviteranno altri a prendere la stessa posizione.
Il partecipante ai congressi delle Unità di base che non sia all'interno della discussione, che si svolge in una cerchia ben più ristretta di quella alla quale lui partecipa, si trova dinanzi ad una scelta non facile
Non si può dare per scontato, infatti, che tutti leggano e studino le quattro mozioni a ciascuna delle quali sarà data, democraticamente, ampia pubblicità e il documento di chi si astiene. Si tratta di testi che, nonostante ogni sforzo di sinteticità sono composti di più pagine e nonostante ogni
sforzo di semplificazione, hanno, inevitabilmente, dei punti di non facile comprensione. Il totale delle pagine da leggere supera le cento.
Una prima scelta, in ogni caso, sarà tra la mozione del Segretario, le tre mozioni che, a torto o ragione, saranno considerate più "radicali" di quella e la scelta della astensione.
Ma, per quella parte che, per quel che è scritto nella mozione, in molti punti non sufficientemente chiara, o per consolidato convincimento, pensa che la mozione del Segretario non vada votata per non dare un avvallo ad una politica che, a suo parere, è troppo "cedevole", il problema del partecipante ai congressi delle Unità di base è quello della scelta tra le tre mozioni "di minoranza" e la posizione di astensione.
La responsabilità di questa frammentazione
Non è chiaro a tutti che la responsabilità di questa frammentazione è, principalmente, della maggioranza che governa i DS. Fin da quando si è iniziato a parlare di Congresso, da parte di numerosi compagni è stato proposto di svolgere un congresso "per tesi" anziché per mozioni. Si sarebbe potuto, così, focalizzare il dissenso o, meglio, l'insoddisfazione per il modo in cui venivano affrontati alcuni argomenti, votando "correzioni" a questi, anziché, non essendo d'accordo su alcuni punti, esser costretti a votare un intero altro documento, come se non si fosse d'accordo su tutto ciò che era scritto nel documento preparato dalla maggioranza del partito.
Va detto che alcuni compagni che non fanno parte della attuale maggioranza erano anch'essi favorevoli al Congresso per mozioni. Se la maggioranza, però, avesse accettato la proposta di svolgere un Congresso per tesi
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avrebbe facilmente trovato larghe adesioni.
Quali siano state le reali ragioni che hanno indotto la maggioranza a volere un Congresso per mozioni contrapposte, anziché per tesi, non si saprà mai. L'argomento che lo Statuto vigente prevedesse solo un Congresso per mozioni è valido solo fino ad un certo punto. Niente impediva che convocando la platea congressuale del Congresso di Pesaro si potesse modificare lo Statuto, così come è stato modificato, con lo stesso procedimento, per altri casi: Istituzione della figura del Presidente del Partito e conseguente sua elezione. E' chiaro che l'ostacolo maggiore era nella volontà politica. C'è chi sostiene che, da parte di alcuni della maggioranza, si volesse, ad ogni costo, giungere ad una "conta" per dimostrare la poca consistenza di posizioni di minoranza, altri dicono che si voleva evitare che su alcuni punti, principalmente quello della Federazione e quello del ritiro delle truppe italiane dall'Irak, le posizioni non chiare della maggioranza venissero "chiarite" in modo non ritenuto opportuno.
Perché tre Mozioni di minoranza?
La presentazione di tre mozioni di minoranza e del documento di chi si astiene risponde, senza dubbio, alla necessità di identificare una propria precisa visione del momento politico, della linea da seguire per dare un concreto apporto ad una politica di sinistra.
Difficile pretendere che ciò che è chiaro per chi ha scritto lo sia altrettanto per chi leggerà. Ammesso che legga.
In particolare, le compagne e i compagni che, tre anni fa, hanno votato per il cosiddetto "Correntone" e che, anche quest'anno, non intendono passare alla "mozione del segretario" si troveranno di fronte a una scelta difficile tra le mozioni Mussi, Salvi e Bandoli (tre stimati dirigenti della "Mozione Berlinguer" con la quale la minoranza si presentò al congresso di tre anni fa) e la scelta di astenersi dal voto.
Pur stimando e rispettando i compagni che si sono sforzati, nello scrivere i diversi documenti, di spiegare dettagliatamente il perché delle loro posizioni, dubito che la grande massa dei partecipanti ai congressi delle Unità di base sarà in grado di valutare appieno la differenza tra le diverse mozioni di minoranza.
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I punti di principale differenziazione
Le differenze tra la mozione Fassino e le altre, a mio parere, non sono facilmente individuabili, se non attraverso una attenta lettura dei testi. Non è pensabile che nei congressi delle Unità di base la scarsità di tempo a disposizione e, soprattutto, la pazienza degli ascoltatori, lo permetta.
Ci si potrà azzardare a indicare come "poco chiari" alcuni punti della Mozione Fassino, quello sulla guerra, su un "mondo sicuro" che tende a trascurare una possibilità e una volontà di un "mondo diverso" e "giusto", sul lavoro. Ci si potrà azzardare a dire che il "senso" di tutta la mozione è quello di una "rassegnazione" di fronte ad una situazione che si può tentare di migliorare un poco, ma non di cambiare. Sarà difficile, però, sostenere che l'interpretazione che viene data non sia forzata e viziata da pregiudizi.
Il punto di chiara differenziazione
La differenza chiara tra la Mozione Fassino e le due Mozioni Mussi e Salvi è quello sulla proposta di una Federazione tra i partiti della lista che si è presentata alle Elezioni europee, alla quale demandare una serie di poteri.
Nonostante le affermazioni contenute nella Mozione Fsssino, con le quali si argomenta che la "Federazione" non significa il primo passo verso formazione di un Partito riformista che assorba i quattro partiti della lista delle Europee, sarà difficile negare da parte dei sostenitori di questa Mozione che la "Federazione":
1° - E' destinata ad entrare in rotta di collisione con la prospettiva di una grande alleanza democratica tra tutti i partiti e i movimenti che sostengono il centrosinistra. I Partiti che hanno sostenuto la lista unitaria alle Europee rappresentano i due terzi dei voti che ha ottenuto il centrosinistra. Sarà difficile fare una "grande alleanza", guidata da una cabina di regia costituita dalla Federazione, senza che a quel terzo costituito da partiti e movimenti che non fanno parte della Federazione l'alleanza non appaia come una annessione. C'è il rischio che la Federazione appaia come il Partito "riformista", mentre gli altri verrebbero ridotti al ruolo dei "radicali". Questo può far piacere ad alcuni, ma, certo, non a tutti.
2° - Nella Mozione Fassino si dice che la Federazione che si propone non sarà un Partito, ma che i Partiti che vi aderiscono continueranno ad avere una propria identità ed autonomia. Nel "regolamento" preparato da un gruppo di "saggi", (si tratta per ora, solo di una "bozza", ma…) viene detto, però, che, oltre alle materie sulle quali c'è già un accordo sul fatto che i Partiti aderenti le conferiscano (politica estera, politica europea, politica
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delle istituzioni), ve ne potranno essere anche altre su proposta del Presidente della Federazione.(Sarebbe utile che alla Mozione Fsssino venisse allegata la proposta di "regolamento" della Federazione).
Si propone, inoltre, che come conseguenza della costituzione della Federazione dovunque è possibile, si vada alla presentazione di liste unitarie
per le prossime elezioni regionali
3° - La "Federazione" avrebbe un suo gruppo dirigente, un programma, si presenterebbe alle prossime regionali con un suo simbolo. Il gruppo dirigente sarebbe formato, proporzionalmente (all'incirca) da rappresentanti dei quattro Partiti. Sarebbe aperta ad altre adesioni, ma queste sarebbero ammesse solo se il gruppo dirigente, all'unanimità, decidesse di accoglierle.
Difficile pensare che chi volesse aderire alla Federazione, sarebbe disposto ad accettare il "veto" anche di un solo rappresentante delle forze minori della Federazione, come è successo a Di Pietro per la lista delle elezioni europee.
4° - Se la Federazione ha un suo gruppo dirigente, si dà un simbolo col quale presentarsi alle elezioni, un programma e se questo gruppo dirigente su cose importanti decide solo all'unanimità, ci sembra che la nascita del "partito riformista" non sia lontana.
5° - Le assicurazioni circa il fatto che Federazione non significa rapido avvio alla nascita del "partito riformista" da parte dei sostenitori della Mozione Fassino vengono messe in serio dubbio dalla entusiastica e convinta adesione a questa dei componenti della ex "Mozione Morando".
Al Congresso dei DS di Pesaro, di tre anni fa, la Mozione Morando si esprimeva chiaramente per la dissoluzione dei DS e per la nascita di un Partito riformista. Anche recentemente, autorevoli aderenti a quella Mozione, si sono espressi, senza equivoci, per la stessa linea. Non è capziosità supporre che tra gli interpreti più autorizzati di ciò che viene detto nella Mozione Fassino a proposito di che cosa significhi nascita della Federazione, possano essere indicati gli autorevoli ex componenti o ispiratori della ex Mozione Morando.
Il Congresso DS deve archiviare la proposta della "Federazione"
Le due Mozioni, la Mussi e la Salvi, si esprimono chiaramente per questa linea. Non lo fanno altrettanto chiaramente altre Mozioni o Ordini del giorno.
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Sono, perciò del parere che, pur non illudendosi che la maggioranza del Congresso di febbraio si esprima in tal senso, sia augurabile che il totale delle due Mozioni raggiunga una percentuale tale da mettere in guardia il gruppo dirigente dei DS dall'avviare una rapida costituzione della Federazione ed una altrettanto rapida trasformazione di questa in un nuovo "Partito riformista".
Per raggiungere questo obiettivo, pur cosciente che esistono su alcuni punti, serie differenze tra le due mozioni, sono del parere che una polemica tra le due Mozioni sia da evitare. Darebbe una falsa impressione di litigi personalistici alla maggioranza delle compagne e dei compagni che parteciperanno ai congressi delle Unità di base, ma anche a quella minoranza che può esser disposta a votare contro la Mozione Fassino.
La particolare situazione di Bologna
A Bologna, la sinistra dei DS ha dato un serio contributo alla vittoria nelle elezioni amministrative e alla affermazione della lista unitaria nelle elezioni europee.
Si è mantenuta unita, nonostante che dal luglio del 2003 il gruppo che fa capo al compagno Salvi si sia staccato dal Correntone (in un primo tempo il gruppo si è, infatti, chiamato "14 luglio").
Aveva tra i suoi leader il compagno Cofferati che, diventato Sindaco di Bologna, non ha più creduto opportuno mantenere la posizione di leader di una Mozione.
Si trova a contrastare l'idea della "Federazione" che, seppur oggi ha tra i suoi principali sostenitori il segretario del DS Fassino, non si può negare sia stata "lanciata" da Romano Prodi, che da tutta la sinistra Bolognese è considerato l'indiscusso leader del centrosinistra.
Per tutte queste ragioni:
E', innanzitutto, necessario sia chiaro che chi vota le Mozioni di minoranza non vuole indebolire i DS, ma, esprime un voto a difesa della identità di un Partito che non si vergogna di definirsi un partito del Socialismo, una identità che ha bisogno di essere rafforzata e non "annegata" in un non meglio definito "partito riformista".
E' necessario affermare decisamente e convincere che votare contro la Mozione Fassino e, al tempo stesso, essere sostenitori della leadership di Prodi non è incoerente. Esser contro la "Federazione" non significa non
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sostenere con tutte le forze la GAD (Grande Alleanza Democratica) della quale Prodi è leader indiscusso.
Conseguentemente a queste posizioni é necessario, inoltre, battersi contro la proposta di presentarsi alle elezioni regionali con una lista unitaria, composta dai Partiti che l'hanno presentata per le elezioni Europee. I Partiti che da cinque anni sostengono la Giunta Errani e che non farebbero parte di questa lista unitaria, non capirebbero la ragione di essere esclusi sarebbero relegati al ruolo di "sussidiari" con le inevitabili conseguenze.
E' necessario convincere quei compagni che, per una ragione o per l'altra, pensassero di astenersi dal voto sulle Mozioni o, peggio, di non partecipare ai Congressi delle Unità di base, che, per evitare che la percentuale della Mozione Fassino raggiunga cifre "bulgare" vale la pena di compiere ancora uno sforzo.
E' utile far riflettere, anche i compagni della maggioranza, che la visibile e consistente permanenza di una sinistra, all'interno dei DS può indurre chi può essere attratto da una fuga verso altre formazioni politiche, a restare per una battaglia che non va data per persa.
Infine è necessario che sia chiaro che il dividersi tra le due mozioni Mussi e Salvi, votando per l'una o per l'altra, non mette in discussione l'unità che la sinistra bolognese dei DS ha mantenuta in questo ultimo anno e che, dopo il Congresso bisognerà fare ogni sforzo per "riunificare" il "Correntone" (Non importa se conservando o no il nome).
Non sarà una battaglia facile, ma, proprio per questo, bisogna reagire alla sfiducia e al disimpegno.
Aldo d'Alfonso
I condirettori di Impegno Nuovo, Gregorio Scalise e Davide Ferrari, hanno aderito alla mozione "Salvi".
Ma ospitiamo con interesse le riflessioni di Aldo D'alfonso.
e' l'inizio di un contributo al dibattito che la nostra rivista vuole realizzare.
Bologna, 25 ottobre 2004
Care/i compagne/i
Come sono solito fare ho cominciato a mettere sulla carta, per mio uso personale, alcune riflessioni sulla non facile situazione nella quale si svolgono la preparazione del Congresso Nazionale dei DS e gli imminenti Congressi delle Unità di base.
Come al solito, la penna (il computer) mi ha preso la mano - capita quando si fatica a chiarirsi le idee - e mi sono trovato a mettere la parola "fine" dopo aver scritto dieci cartelle.
Come ho fatto altre volte, ho pensato di mettere al corrente di queste mie idee alcuni amici e compagni dei quali ho stima e con i quali non sempre è facile avere uno scambio di opinioni. Nel passato, iniziative del genere sono state apprezzate da alcuni che hanno anche trovato il tempo di farmi conoscere il loro parere, mentre da altri non sono state neppure prese in considerazione. Non mi risulta, però, che qualcuno le abbia considerate un dispetto. Questa volta, ho rischiato di più avendo esteso la platea degli indirizzi. Spero che le reazioni non siano peggiori.
La comodità delle trasmissioni e-mail -è che, dopo averne preso una superficiale visione, si possono lasciar perdere senza stamparle o è finanche possibile cancellarle con un semplice clic. Non mi sentirò offeso da chi seguirà quest'ultimo impulso. A maggior ragione considerando che le mie dieci pagine dovrebbero aggiungersi alle oltre cento delle varie Mozioni. D'altra parte, il tempo impiegato per far giungere questo scritto ad un certo numero di indirizzi è stato minimo.
Non pretendo che tutto o parte di quel che ho scritto sia condiviso. Sono convinto di non essere in grado dar lezioni, ma soltanto di confrontare con altri che vogliano farlo - che abbiano certezze o dubbi - i miei confusi pensieri.
Cordialmente
Aldo d'Alfonso
RIFLESSIONI. OTTOBRE 2004
Considero assolutamente prioritario, per chiunque voglia dirsi di sinistra, preoccupato per le sorti della democrazia in Italia, desideroso di assicurare a tutti i cittadini un futuro migliore, il compito di impedire a Berlusconi e agli attuali suoi accoliti di restare al governo del Paese oltre il 2006. Credo che a questo fine vada subordinata ogni altra questione, pur importante.
Un incipit di queste riflessioni, così drastico o, come è entrato tra i modi di dire, senza se e senza ma, si rende necessario per tre ragioni.
1 - Perché sono convinto che, pur considerando la gravità di questi anni di berlusconismo e le difficoltà che si incontreranno per sanare i danni provocati, la situazione, anche a metà del 2006, non sarà irreversibile. Invece, altri cinque anni di berlusconismo, arrivare in questa situazione al 2011, potrebbero rendere infinitamente più difficile una inversione di rotta. Montanelli diceva che il miglior antidoto al berlusconismo sarebbe stato quello di vederlo governare. Se questo può esser vero per un periodo limtato (anche se cinque anni non sono pochi) può dimostrarsi falso per un periodo più lungo. Leggi a hoc, abitudini, rassegnazione, possono portare ad un perpetuarsi di un modo di governare per molti anni. Alla ripulsa può seguire l'assuefazione e, infine, la dipendenza. Il famoso "dura minga" con il quale Vittorio Emanuele III invitava i suoi generali a sopportare quella che credeva una "ventata" di fascismo si dimostrò falso. La ventata durò un ventennio e gli italiani, tra mugugni sempre più flebili si adattarono perfino a guardare con orgoglio anziché con irrisione i gerarchi che si esibivano in improbabili esercizi ginnici. Qualsiasi riferimento a joggin di gruppo e bandane è puramente casuale
2 - Perché mi sembra che da più parti, con facile ottimismo, si consideri ormai chiusa l'era Berlusconi e la preoccupazione principale sia quella di posizionarsi per un dopo Berlusconi. Le liti - non le discussioni - tra le forze politiche del fronte avverso e all'interno di ciascuna di esse sono l'espressione di questa preoccupazione. Ai vecchi elettori e ai potenziali elettori del centrosinistra, appaiono meschine lotte di potere e esasperati personalismi, anche quando non lo sono, e portano, come minimo, ad un minore impegno nelle battaglie da condurre da qui fino alle elezioni politiche del 2006..
3 - Perché - riprendo il punto "1" - non tutti sai rendono conto che una caduta di Berlusconi, che non significa la fine del berlusconismo, ma, almeno un freno allo sviluppo di questo, lascia aperti dei varchi ad una
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seppur lenta e difficile inversione di tendenza. Una permanenza del personaggio al governo, con l'inevitabile aumento della schiera degli
accoliti, per rassegnazione o per opportunismi, sancirebbe, per lungo tempo, l'inutilità di discussioni sul carattere dei partiti, sulle riforme necessarie, su una sinistra più o meno radicale, ecc. Una vittoria del centrosinistra, di questo centrosinistra, può esser considerata insufficiente e, addirittura, tale da favorire il prevalere all'interno della sinistra di tendenze liquidatorie dei partiti in generale e dello stesso partito dei DS in particolare. Lascerebbe, però, aperti spazi di discussione, cosa che non avverrebbe con la continuità di un potere berlusconiano. Il "primum vivere" è assicurato dalla sconfitta di Berlusconi, il "philosophari" del "deinde" può esser, poi, più o meno difficile, ma sempre possibile. Impossibile, invece, se il potere berlusconiano annulla la possibilità del vivere, sia pur con disagio, nella quale esiste la possibilità di far prevalere delle idee "di sinistra".
Sconfitta di Berlusconi e fine del berlusconismo
Son due cose diverse. Come tutti i capi e, checché se ne dica, Berlusconi è un capo, il Silvio ha interpretato un sentimento diffuso, poi ci ha messo del suo. Una sua sconfitta personale avrebbe il duplice significato della caduta di un modello e di un arresto di una tendenza, ma, certamente, non significherebbe la fine dello sfrenato desiderio di ricchezza, dei meschini individualismi, delle prevalenze delle apparenze sulle sostanze, dei ciechi, spesso razzistici, egoismi, del comodo rifiuto di confrontarsi con i grandi problemi del mondo, in nome della salvaguardia di personali, immediati interessi, sentimenti comuni a vasti strati della popolazione. La vittoria di una battaglia contro un modo di vita che, alla lunga, è suicida, può esser favorita da leggi e comportamenti di chi governa, ma richiede tempi lunghi e un impegno "culturale" che è mancato, nella sinistra, da molti anni e che non è detto trovi una piena disponibilità in tutte le forze che oggi lottano contro Berlusconi..
Si può perfino ipotizzare che, stanti gli attuali rapporti di forze, una vittoria del centrosinistra porti acqua al mulino dei cosiddetti moderati, degli antipartiti e, in particolare, dei fautori di una liquidazione di quel che resta della sinistra storica. Lascerebbe, però, uno spazio a posizioni che, magari per lungo tempo, rimarrebbero minoritarie, ma che con un lavoro paziente e tenace potrebbero conquistare più larghi consensi. Un lavoro che sarebbe impossibile, salvo improponibili catarsi, con una permanenza al potere di Berlusconi.
Può sembrar pericoloso e errato sostenere una politica dei due tempi: porsi, innanzitutto, il problema di battere Berlusconi e rimandare a un poi una
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battaglia culturale per riimmettere e far prevalere tra i DS e nella società idee di sinistra. C'è da dire che anche nel corso della battaglia contro Berlusconi si possono sostenere idee di sinistra, pur senza "rompere" in nome di quelle. Non mi stancherò mai di ripetere, però, che la prima lezione di politica che ho avuto è stata quella che convinse, me riluttante, ad accantonare la pregiudiziale antimonarchica per raccogliere il più ampio arco di forze nella lotta di liberazione dai nazisti e dai fascisti. Una idea che risultò vincente, una lezione che, mutatis…considero sempre valida
P.S. Ho trovato molto convincente una risposta che il regista Almodovar ha dato a Serena Dandini che lo ha intervistato domenica 24 ottobre, nella trasmissione "Parlate con me", purtroppo dopo le ore 23: "Credo, pur non conoscendo Kerry, che in questo momento il problema sia di mandare via Bush. Kerry può essere un'incognita, però è meglio un'incognita, meglio il mistero, anche se dovesse rivelarsi una catastrofe, di quello che c'è ora".
Per battere Berlusconi, rafforzare i DS. Il Congresso
Questa incompleta e forse troppo lunga o troppo sintetica premessa, mi è sembrata indispensabile per affrontare un problema che deve essere risolto in tempi brevi: quello della collocazione di un iscritto ai DS nel dibattito interno al partito, in questi mesi che ci separano dal Congresso nazionale che avrà luogo nel febbraio 2005.
Tutti sono d'accordo nel dire che sarebbe errato lasciarsi trascinare in una discussione che si svolga, prevalentemente all'interno delle Unità di base, dei Congressi di Federazione e in parte sulla stampa, ignorando quel che pensa una gran parte di un elettorato, consolidato o potenziale, che quella discussione segue senza grande interesse e comprendendone, in genere, poco. Il rischio che ciò avvenga, però, è reale.
Provo a buttar giù il quadro che appare a un elettore DS che ha, si, una informazione, ma non fa parte di quella ristretta cerchia di chi segue professionalmente o con grande passione la vita politica. A questa categoria appartiene, a mio parere, anche un gran numero di quei compagni che non solo sono elettori DS, ma frequentano anche le Unità di base e costituiranno la platea congressuale e che o non sono interessati o sono refrattari a seguire il dibattito che si sviluppa nelle alte sfere.
Le diverse posizioni in preparazione e nello svolgimento del Congresso
A queste due categorie di persone appaiono, all'ingrosso, così:
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Tutti i DS sono seriamente impegnati nella battaglia per battere Berlusconi e i suoi, nelle imminenti elezioni regionali e, tra poco più di un anno, nelle elezioni politiche. Rispetto ad altri Partiti della coalizione di centrosinistra i DS sono i più convinti della necessità di tener unita la coalizione, disponibili anche a sacrificare parte della propria rappresentanza a favore dei partiti minori, a compromessi che portino ad accantonare se non a rinunciare ad alcuni punti di un programma che considerano importanti, pur di mantenere quell'unità della coalizione che reputano indispensabile per vincere. Una
parte "più radicale" di elettori DS preferirebbe una durezza maggiore nel sostenere certi principi, ma, alla fine, è disposta a votare lo stesso, a patto che non si superino certi limiti.
Una parte, molto più ristretta, di queste persone è informata del fatto che, all'interno dei DS è vivo un dibattito tra diverse posizioni. Le compagne e i compagni che frequentano le Unità di base e che parteciperanno ai congressi saranno, doverosamente, informati della pluralità di posizioni, gli altri, seppur in misura minore, ne saranno informati dalla stampa e dalla TV che faranno di tutto per far apparire le diverse posizioni come rotture insanabili.
In ogni caso i più informati sapranno:
Che c'è una "mozione" - più semplicemente la definiranno "corrente" - che ha un titolo, ma che fa capo al Segretario dei DS, Fassino - per questo sarà chiamata la mozione Fassino - che ha una indiscussa e larga maggioranza, tanto che nessuna altra mozione propone un proprio candidato a segretario nazionale dei DS.
Che ci sono altre tre mozioni, con nomi troppo complicati per tenerli a mente, ma che, con tutto il rispetto dei singoli, chiamandole mozione Bandoli, mozione Mussi, mozione Salvi, non si identificano con personaggi con una sufficiente "visibilità" che vada oltre gli addetti ai lavori.
E' chiaro che, in un partito che conserva molte delle caratteristiche, positive e negative, del vecchio PCI, tra le quali quello di identificare il Partito con il Segretario, la Mozione Fassino, per quelli che parteciperanno ai congressi delle Unità di base sarà quella da votare "con pochi se e pochi ma". Ovviamente a vantaggio di quella mozione andrà il fatto che, specialmente in quest'ultimo anno, non sono mancati i successi: aumento della percentuale dei voti nelle elezioni comunali e provinciali, conquista di importanti Enti locali, ecc. P.S. Anche il 7 a 0 della scorsa settimana.
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Le tre mozioni "di minoranza"
Le mozioni di minoranza saranno tre, ma le posizioni con le quali vari gruppi si presenteranno ai congressi delle Unità di base saranno quattro. Infatti, alcuni compagni presenteranno un documento con il quale spiegano la loro astensione dal voto sulle mozioni e inviteranno altri a prendere la stessa posizione.
Il partecipante ai congressi delle Unità di base che non sia all'interno della discussione, che si svolge in una cerchia ben più ristretta di quella alla quale lui partecipa, si trova dinanzi ad una scelta non facile
Non si può dare per scontato, infatti, che tutti leggano e studino le quattro mozioni a ciascuna delle quali sarà data, democraticamente, ampia pubblicità e il documento di chi si astiene. Si tratta di testi che, nonostante ogni sforzo di sinteticità sono composti di più pagine e nonostante ogni
sforzo di semplificazione, hanno, inevitabilmente, dei punti di non facile comprensione. Il totale delle pagine da leggere supera le cento.
Una prima scelta, in ogni caso, sarà tra la mozione del Segretario, le tre mozioni che, a torto o ragione, saranno considerate più "radicali" di quella e la scelta della astensione.
Ma, per quella parte che, per quel che è scritto nella mozione, in molti punti non sufficientemente chiara, o per consolidato convincimento, pensa che la mozione del Segretario non vada votata per non dare un avvallo ad una politica che, a suo parere, è troppo "cedevole", il problema del partecipante ai congressi delle Unità di base è quello della scelta tra le tre mozioni "di minoranza" e la posizione di astensione.
La responsabilità di questa frammentazione
Non è chiaro a tutti che la responsabilità di questa frammentazione è, principalmente, della maggioranza che governa i DS. Fin da quando si è iniziato a parlare di Congresso, da parte di numerosi compagni è stato proposto di svolgere un congresso "per tesi" anziché per mozioni. Si sarebbe potuto, così, focalizzare il dissenso o, meglio, l'insoddisfazione per il modo in cui venivano affrontati alcuni argomenti, votando "correzioni" a questi, anziché, non essendo d'accordo su alcuni punti, esser costretti a votare un intero altro documento, come se non si fosse d'accordo su tutto ciò che era scritto nel documento preparato dalla maggioranza del partito.
Va detto che alcuni compagni che non fanno parte della attuale maggioranza erano anch'essi favorevoli al Congresso per mozioni. Se la maggioranza, però, avesse accettato la proposta di svolgere un Congresso per tesi
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avrebbe facilmente trovato larghe adesioni.
Quali siano state le reali ragioni che hanno indotto la maggioranza a volere un Congresso per mozioni contrapposte, anziché per tesi, non si saprà mai. L'argomento che lo Statuto vigente prevedesse solo un Congresso per mozioni è valido solo fino ad un certo punto. Niente impediva che convocando la platea congressuale del Congresso di Pesaro si potesse modificare lo Statuto, così come è stato modificato, con lo stesso procedimento, per altri casi: Istituzione della figura del Presidente del Partito e conseguente sua elezione. E' chiaro che l'ostacolo maggiore era nella volontà politica. C'è chi sostiene che, da parte di alcuni della maggioranza, si volesse, ad ogni costo, giungere ad una "conta" per dimostrare la poca consistenza di posizioni di minoranza, altri dicono che si voleva evitare che su alcuni punti, principalmente quello della Federazione e quello del ritiro delle truppe italiane dall'Irak, le posizioni non chiare della maggioranza venissero "chiarite" in modo non ritenuto opportuno.
Perché tre Mozioni di minoranza?
La presentazione di tre mozioni di minoranza e del documento di chi si astiene risponde, senza dubbio, alla necessità di identificare una propria precisa visione del momento politico, della linea da seguire per dare un concreto apporto ad una politica di sinistra.
Difficile pretendere che ciò che è chiaro per chi ha scritto lo sia altrettanto per chi leggerà. Ammesso che legga.
In particolare, le compagne e i compagni che, tre anni fa, hanno votato per il cosiddetto "Correntone" e che, anche quest'anno, non intendono passare alla "mozione del segretario" si troveranno di fronte a una scelta difficile tra le mozioni Mussi, Salvi e Bandoli (tre stimati dirigenti della "Mozione Berlinguer" con la quale la minoranza si presentò al congresso di tre anni fa) e la scelta di astenersi dal voto.
Pur stimando e rispettando i compagni che si sono sforzati, nello scrivere i diversi documenti, di spiegare dettagliatamente il perché delle loro posizioni, dubito che la grande massa dei partecipanti ai congressi delle Unità di base sarà in grado di valutare appieno la differenza tra le diverse mozioni di minoranza.
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I punti di principale differenziazione
Le differenze tra la mozione Fassino e le altre, a mio parere, non sono facilmente individuabili, se non attraverso una attenta lettura dei testi. Non è pensabile che nei congressi delle Unità di base la scarsità di tempo a disposizione e, soprattutto, la pazienza degli ascoltatori, lo permetta.
Ci si potrà azzardare a indicare come "poco chiari" alcuni punti della Mozione Fassino, quello sulla guerra, su un "mondo sicuro" che tende a trascurare una possibilità e una volontà di un "mondo diverso" e "giusto", sul lavoro. Ci si potrà azzardare a dire che il "senso" di tutta la mozione è quello di una "rassegnazione" di fronte ad una situazione che si può tentare di migliorare un poco, ma non di cambiare. Sarà difficile, però, sostenere che l'interpretazione che viene data non sia forzata e viziata da pregiudizi.
Il punto di chiara differenziazione
La differenza chiara tra la Mozione Fassino e le due Mozioni Mussi e Salvi è quello sulla proposta di una Federazione tra i partiti della lista che si è presentata alle Elezioni europee, alla quale demandare una serie di poteri.
Nonostante le affermazioni contenute nella Mozione Fsssino, con le quali si argomenta che la "Federazione" non significa il primo passo verso formazione di un Partito riformista che assorba i quattro partiti della lista delle Europee, sarà difficile negare da parte dei sostenitori di questa Mozione che la "Federazione":
1° - E' destinata ad entrare in rotta di collisione con la prospettiva di una grande alleanza democratica tra tutti i partiti e i movimenti che sostengono il centrosinistra. I Partiti che hanno sostenuto la lista unitaria alle Europee rappresentano i due terzi dei voti che ha ottenuto il centrosinistra. Sarà difficile fare una "grande alleanza", guidata da una cabina di regia costituita dalla Federazione, senza che a quel terzo costituito da partiti e movimenti che non fanno parte della Federazione l'alleanza non appaia come una annessione. C'è il rischio che la Federazione appaia come il Partito "riformista", mentre gli altri verrebbero ridotti al ruolo dei "radicali". Questo può far piacere ad alcuni, ma, certo, non a tutti.
2° - Nella Mozione Fassino si dice che la Federazione che si propone non sarà un Partito, ma che i Partiti che vi aderiscono continueranno ad avere una propria identità ed autonomia. Nel "regolamento" preparato da un gruppo di "saggi", (si tratta per ora, solo di una "bozza", ma…) viene detto, però, che, oltre alle materie sulle quali c'è già un accordo sul fatto che i Partiti aderenti le conferiscano (politica estera, politica europea, politica
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delle istituzioni), ve ne potranno essere anche altre su proposta del Presidente della Federazione.(Sarebbe utile che alla Mozione Fsssino venisse allegata la proposta di "regolamento" della Federazione).
Si propone, inoltre, che come conseguenza della costituzione della Federazione dovunque è possibile, si vada alla presentazione di liste unitarie
per le prossime elezioni regionali
3° - La "Federazione" avrebbe un suo gruppo dirigente, un programma, si presenterebbe alle prossime regionali con un suo simbolo. Il gruppo dirigente sarebbe formato, proporzionalmente (all'incirca) da rappresentanti dei quattro Partiti. Sarebbe aperta ad altre adesioni, ma queste sarebbero ammesse solo se il gruppo dirigente, all'unanimità, decidesse di accoglierle.
Difficile pensare che chi volesse aderire alla Federazione, sarebbe disposto ad accettare il "veto" anche di un solo rappresentante delle forze minori della Federazione, come è successo a Di Pietro per la lista delle elezioni europee.
4° - Se la Federazione ha un suo gruppo dirigente, si dà un simbolo col quale presentarsi alle elezioni, un programma e se questo gruppo dirigente su cose importanti decide solo all'unanimità, ci sembra che la nascita del "partito riformista" non sia lontana.
5° - Le assicurazioni circa il fatto che Federazione non significa rapido avvio alla nascita del "partito riformista" da parte dei sostenitori della Mozione Fassino vengono messe in serio dubbio dalla entusiastica e convinta adesione a questa dei componenti della ex "Mozione Morando".
Al Congresso dei DS di Pesaro, di tre anni fa, la Mozione Morando si esprimeva chiaramente per la dissoluzione dei DS e per la nascita di un Partito riformista. Anche recentemente, autorevoli aderenti a quella Mozione, si sono espressi, senza equivoci, per la stessa linea. Non è capziosità supporre che tra gli interpreti più autorizzati di ciò che viene detto nella Mozione Fassino a proposito di che cosa significhi nascita della Federazione, possano essere indicati gli autorevoli ex componenti o ispiratori della ex Mozione Morando.
Il Congresso DS deve archiviare la proposta della "Federazione"
Le due Mozioni, la Mussi e la Salvi, si esprimono chiaramente per questa linea. Non lo fanno altrettanto chiaramente altre Mozioni o Ordini del giorno.
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Sono, perciò del parere che, pur non illudendosi che la maggioranza del Congresso di febbraio si esprima in tal senso, sia augurabile che il totale delle due Mozioni raggiunga una percentuale tale da mettere in guardia il gruppo dirigente dei DS dall'avviare una rapida costituzione della Federazione ed una altrettanto rapida trasformazione di questa in un nuovo "Partito riformista".
Per raggiungere questo obiettivo, pur cosciente che esistono su alcuni punti, serie differenze tra le due mozioni, sono del parere che una polemica tra le due Mozioni sia da evitare. Darebbe una falsa impressione di litigi personalistici alla maggioranza delle compagne e dei compagni che parteciperanno ai congressi delle Unità di base, ma anche a quella minoranza che può esser disposta a votare contro la Mozione Fassino.
La particolare situazione di Bologna
A Bologna, la sinistra dei DS ha dato un serio contributo alla vittoria nelle elezioni amministrative e alla affermazione della lista unitaria nelle elezioni europee.
Si è mantenuta unita, nonostante che dal luglio del 2003 il gruppo che fa capo al compagno Salvi si sia staccato dal Correntone (in un primo tempo il gruppo si è, infatti, chiamato "14 luglio").
Aveva tra i suoi leader il compagno Cofferati che, diventato Sindaco di Bologna, non ha più creduto opportuno mantenere la posizione di leader di una Mozione.
Si trova a contrastare l'idea della "Federazione" che, seppur oggi ha tra i suoi principali sostenitori il segretario del DS Fassino, non si può negare sia stata "lanciata" da Romano Prodi, che da tutta la sinistra Bolognese è considerato l'indiscusso leader del centrosinistra.
Per tutte queste ragioni:
E', innanzitutto, necessario sia chiaro che chi vota le Mozioni di minoranza non vuole indebolire i DS, ma, esprime un voto a difesa della identità di un Partito che non si vergogna di definirsi un partito del Socialismo, una identità che ha bisogno di essere rafforzata e non "annegata" in un non meglio definito "partito riformista".
E' necessario affermare decisamente e convincere che votare contro la Mozione Fassino e, al tempo stesso, essere sostenitori della leadership di Prodi non è incoerente. Esser contro la "Federazione" non significa non
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sostenere con tutte le forze la GAD (Grande Alleanza Democratica) della quale Prodi è leader indiscusso.
Conseguentemente a queste posizioni é necessario, inoltre, battersi contro la proposta di presentarsi alle elezioni regionali con una lista unitaria, composta dai Partiti che l'hanno presentata per le elezioni Europee. I Partiti che da cinque anni sostengono la Giunta Errani e che non farebbero parte di questa lista unitaria, non capirebbero la ragione di essere esclusi sarebbero relegati al ruolo di "sussidiari" con le inevitabili conseguenze.
E' necessario convincere quei compagni che, per una ragione o per l'altra, pensassero di astenersi dal voto sulle Mozioni o, peggio, di non partecipare ai Congressi delle Unità di base, che, per evitare che la percentuale della Mozione Fassino raggiunga cifre "bulgare" vale la pena di compiere ancora uno sforzo.
E' utile far riflettere, anche i compagni della maggioranza, che la visibile e consistente permanenza di una sinistra, all'interno dei DS può indurre chi può essere attratto da una fuga verso altre formazioni politiche, a restare per una battaglia che non va data per persa.
Infine è necessario che sia chiaro che il dividersi tra le due mozioni Mussi e Salvi, votando per l'una o per l'altra, non mette in discussione l'unità che la sinistra bolognese dei DS ha mantenuta in questo ultimo anno e che, dopo il Congresso bisognerà fare ogni sforzo per "riunificare" il "Correntone" (Non importa se conservando o no il nome).
Non sarà una battaglia facile, ma, proprio per questo, bisogna reagire alla sfiducia e al disimpegno.
Aldo d'Alfonso