9.30.2004
In occasione della campagna elettorale per Sergio Cofferati Sindaco, a Bologna, Impegno Nuovo ha editato quattro numeri speciali su carta, ospitando contributi su Bologna, Pace e rifiuto della guerra, cultura e soprattutto scuola.
In questo ambito abbiamo pubblicato contributi in forma di poesia di amici a noi cari come Giancarlo Sissa, Eugenio Mastrorocco, Salvatore Iemma, Stefano Delfiore, oltre, naturalmente al Direttore Gregorio Scalise.
Di Sissa pubblichiamo la poesia seguente.
Da "Il mestiere dell’educatore" di Giancarlo Sissa
1
Posso giocare a calcio
per ore con i bambini
e sentire quasi amore
per lo sgambetto per la finta
o il tiro a rete persino
per il loro afrore
e resistere alla sete
urlare torna, fallo, marca,
non devo spiegazioni
in fondo come loro intento
a sudare le mie tentazioni
o bere a collo dalla bottiglia
appena riempita alla fontana
ma solo a partita finita,
posso togliermi la camicia
e inginocchiarmi sul pavimento
a spingere una automobilina
su una pista di cartone
inventare una stupida canzone
e sentirmi contento
o aspettare la merenda
alzare il dito ammirare
sfinito il caso della pallina
da ping pong in equilibrio
sul dizionario di francese
placare risse, asciugare offese
recuperare dal bidone
il quaderno di matematica
fare finta di capirne d’informatica
sentire quando il dolore
si fa lato scosceso della realtà
guardarli in faccia con lealtà
ascoltare le madri, stringere
la mano ai padri ogni volta
stupito di non avere mai capito
perché se mi sento vivo io
con i loro ragazzi loro
debbano poi lamentarsi sempre
di mille cazzi
2
Del resto non ho nulla
in contrario a che mi pensino
una specie di lupo solitario
uno sconfitto dalla vita
che si allontana a sera sulla bicicletta
riverniciata a mano, la mia giornata
- ma loro non lo sanno -
non è finita,
ho tutto il tempo
di pensare perché mai
non ci hanno saputo amare,
penso alle scarpe da ginnastica
sudate, al sorriso superiore
dell’assistente sociale, mi sento
uno strano animale che beve
birra di notte e il giorno dopo
corre al lavoro a prendere
le sue botte, penso al taglio
sulla guancia, alla mano rotta,
alla clavicola sconnessa,
e non so più nemmeno se la colpa
sia sempre la stessa: d’arrampicarmi
sugli alberi per recuperare
il pallone o sui sogni per non vivere
da coglione e del resto
non mi presto al dibattito
né al compromesso non so
fingere me stesso, in fondo
il viaggio dell’acrobata
è verso l’alto e piuttosto
di cadere salto, per questo
mi ascoltano i bambini anche
se grido, per me non sono cretini,
e dunque non ho nulla
in contrario, mi pensino pure
un pirla visionario con la bicicletta
riverniciata a mano: non l’ho rubata
è un regalo di chi amo........
In questo ambito abbiamo pubblicato contributi in forma di poesia di amici a noi cari come Giancarlo Sissa, Eugenio Mastrorocco, Salvatore Iemma, Stefano Delfiore, oltre, naturalmente al Direttore Gregorio Scalise.
Di Sissa pubblichiamo la poesia seguente.
Da "Il mestiere dell’educatore" di Giancarlo Sissa
1
Posso giocare a calcio
per ore con i bambini
e sentire quasi amore
per lo sgambetto per la finta
o il tiro a rete persino
per il loro afrore
e resistere alla sete
urlare torna, fallo, marca,
non devo spiegazioni
in fondo come loro intento
a sudare le mie tentazioni
o bere a collo dalla bottiglia
appena riempita alla fontana
ma solo a partita finita,
posso togliermi la camicia
e inginocchiarmi sul pavimento
a spingere una automobilina
su una pista di cartone
inventare una stupida canzone
e sentirmi contento
o aspettare la merenda
alzare il dito ammirare
sfinito il caso della pallina
da ping pong in equilibrio
sul dizionario di francese
placare risse, asciugare offese
recuperare dal bidone
il quaderno di matematica
fare finta di capirne d’informatica
sentire quando il dolore
si fa lato scosceso della realtà
guardarli in faccia con lealtà
ascoltare le madri, stringere
la mano ai padri ogni volta
stupito di non avere mai capito
perché se mi sento vivo io
con i loro ragazzi loro
debbano poi lamentarsi sempre
di mille cazzi
2
Del resto non ho nulla
in contrario a che mi pensino
una specie di lupo solitario
uno sconfitto dalla vita
che si allontana a sera sulla bicicletta
riverniciata a mano, la mia giornata
- ma loro non lo sanno -
non è finita,
ho tutto il tempo
di pensare perché mai
non ci hanno saputo amare,
penso alle scarpe da ginnastica
sudate, al sorriso superiore
dell’assistente sociale, mi sento
uno strano animale che beve
birra di notte e il giorno dopo
corre al lavoro a prendere
le sue botte, penso al taglio
sulla guancia, alla mano rotta,
alla clavicola sconnessa,
e non so più nemmeno se la colpa
sia sempre la stessa: d’arrampicarmi
sugli alberi per recuperare
il pallone o sui sogni per non vivere
da coglione e del resto
non mi presto al dibattito
né al compromesso non so
fingere me stesso, in fondo
il viaggio dell’acrobata
è verso l’alto e piuttosto
di cadere salto, per questo
mi ascoltano i bambini anche
se grido, per me non sono cretini,
e dunque non ho nulla
in contrario, mi pensino pure
un pirla visionario con la bicicletta
riverniciata a mano: non l’ho rubata
è un regalo di chi amo........