6.24.2004
Sintetiche osservazioni sullo smaltimento dei rifiuti urbanidi Enzo Annino
1. Introduzione
Le fondamentali scelte relative allo smaltimento dei rifiuti urbani sono le seguenti:
- la discarica;
- la combustione con o meno recupero energetico ( ed inoltre con inertizzazione e/o con la messa in discarica delle scorie di combustione );
- la raccolta ( differenziata o indifferenziata ) volta alla selezione e al riciclo delle materie riutilizzabili ( associando poi ad essa il compostaggio delle parti umide e la combustione o la messa in discarica delle sole parti non riciclabili ).
Un Gestore del servizio di smaltimento in una certa area di competenza deve predisporre e realizzare per tale area un “ Piano di smaltimento “ che ottimizzi nel breve e nel medio periodo la ripartizione delle soluzioni fra le opzioni sopra dette.
Come ottenere questa ottimizzazione?
Lo smaltimento dei rifiuti urbani ha dei costi di esercizio che chiamerò “ diretti “: essi sono costituiti dall’ammortamento degl’ impianti, dal costo del personale, dal costo dell’energia … ; lo smaltimento ha dei costi che chiamerò “ sociali “: essi sono dovuti all’ immancabile impatto ambientale relativo alle soluzioni adottate ( queste due definizioni di costi, qui assunte per comodità di trattazione, sono valide nel solo contesto di queste note e non in generale).
E’ opportuno anche chiarire che per costi “ sociali “, come qui definiti, si intendono fra l’altro i costi relativi alle bonifiche degli scarichi, dei terreni e, in generale, dell’ ambiente, i quali poi ricadono surrettiziamente sulla collettività, ed includono anche i costi derivanti dalle malattie contratte dai cittadini che risiedono vicino agli impianti e dagli stessi addetti al servizio.
Per gli scopi di questa analisi si possono prendere in considerazione due casi estremi, entrambi aventi tuttavia come ipotesi un pari risultato del servizio ed una pari efficienza della gestione:
1) la politica del Gestore mira ad ottenere il minimo impatto ambientale, riducendo quindi i costi sociali, a scapito della redditività del servizio svolto;
2) la politica del Gestore mira ad ottenere la massima redditività del servizio svolto, anche a scapito dei costi sociali ( che non gravano sul suo bilancio ).
E’ evidente che nel primo caso si assisterebbe ad una strategia che premia la raccolta orientata al riciclo, a cui andrebbe associata una quota significativa di termocombustione delle frazioni secche e una quota minore di termocombustione di rifiuti indifferenziati, fatto salvo il recupero dei metalli prima della combustione, e l’inertizzazione delle scorie di combustione ( da utilizzare per riempimenti o messa in discarica senza percolato ), determinando così la messa in discarica finale dei soli materiali non bruciati o non riciclabili.
Si tratta di un modello di Piano di smaltimento che include una quota rilevante di recupero e riciclo di materiali, una quota importante di termocombustione con recupero energetico ( produzione di energia elettrica ), una limitazione dell’uso delle discariche ai soli prodotti non smaltibili con i mezzi precedenti e, per di più, con uso dell’inertizzazione di quanto va in discarica ( per inertizzare le scorie è necessario disporre di un appropriato impianto ).
Evidentemente la termocombustione deve essere realizzata in modo da produrre un minimo impatto sull’ambiente, e ciò va fatto dimensionando la capacità degli impianti in modo più o meno grande in relazione alla loro distanza dai centri abitati ( l’uso delle migliori tecnologie di combustione e di abbattimento inquinanti nei fumi e nelle acque di scarico è un requisito ovvio ).
Alla minimizzazione dei costi “ sociali “ si associa un maggiore costo dello smaltimento nel suo insieme. Operando secondo questo modello l’onere complessivo per la collettività in termini di costi “ sociali “ risulterebbe basso, ma minore sarebbe anche la redditività per chi gestisce il servizio.
Nel secondo modello di gestione ipotizzato si assisterebbe ad un uso purtroppo ancora massiccio della discarica, alla termocombustione in impianti ( troppo ) grandi, indipendentemente dalla vicinanza agli abitati, magari anche senza inertizzazione delle scorie; la quota di selezione e riciclo sarebbe minima.
Operando secondo questo modello agli elevatissimi costi “ sociali “ risultanti si assocerebbe un’ evidente maggiore redditività per chi gestisce il servizio; redditività che, nei casi peggiori, potrebbe arrivare a superare, anche di molto, la redditività attuale di altri investimenti di tipo industriale.
2. Che fare?
A mio avviso è necessario che l’ottimizzazione del servizio propenda per la prima soluzione. Ciò può avvenire se il Gestore è pubblico o a maggioranza pubblica, e se opera in un regime tariffario che, tenendo conto dei costi “ sociali “ e dei suoi costi “ diretti “ , copra effettivamente le spese, mantenendo un equo margine di redditività.
Si tratta di una redditività che va ricercata ed ottenuta attraverso l’efficienza di gestione, e non attraverso il vantaggio che può dare l’ assegnazione di tipo monopolistico del servizio ( possibilità di applicare onerose tariffe in un regime di non concorrenza, a fronte di una privatizzazione, anche solo parziale, senza liberalizzazione ).
E’ evidente che, ove la gestione sia affidata a strutture pubblico-private a maggioranza pubblica, i rappresentanti pubblici presenti nel Consiglio di Amministrazione del Gestore devono difendere con forza le linee che ottimizzano il servizio nei termini sopra detti, contrastando le istanze di aumento sic et simpliciter della redditività a scapito dei costi “ sociali “ , anche se questi ultimi non gravano sul bilancio.
In questo quadro di ottimizzazione c’è spazio ampio per la termocombustione con recupero energetico: infatti da questa forma di smaltimento non si può prescindere.
La nota opposizione a questa forma di smaltimento deriva, a mio avviso, in parte da ignoranza tecnica e in parte dalle spinte delle lobbies dei gestori delle discariche; tuttavia essa deriva anche dalla leggerezza con cui gli impianti di termocombustione sono concepiti, dimensionati e localizzati anche ( troppo ) vicino a centri abitati ( valgono i miei recenti commenti relativi alla terza linea di incenerimento prospettata nella zona di Coriano a Forlì ), e ciò giustifica e motiva le apprensioni dei cittadini e ne alimenta la sfiducia.
E’ chiaro che la termocombustione dei rifiuti andrebbe sempre preceduta da un sistema di recupero dei metalli, e seguita da un sistema di inertizzazione delle scorie; è anche ovvia la necessità di predisporre gli opportuni e ridondanti ( in termini di processo ) sistemi di abbattimento inquinanti nei fumi e nelle acque di scarico ( la terza linea di incenerimento dei rifiuti urbani prospettata per Coriano a Forlì non è concepita in questo modo ).
Viceversa occorre ribadire che le discariche sono altamente inquinanti, a causa del percolato e dei biogas che esse per anni producono: il percolato è difficile da trattare e ciò può dar luogo a sversamenti in falda di liquidi altamente inquinanti; il biogas è tossico, e può essere bruciato solo in parte ed attraverso processi che danno luogo a fumi contaminanti; inoltre le discariche si prestano purtroppo ad abusi di ogni tipo.
Sembra, allora, che una opportuna scelta di localizzazione degli inceneritori sia proprio quella di installarli ove esistono già delle discariche; ad esempio, nel nostro comprensorio di Forlì-Cesena-Ravenna, e quindi nell’ambito di un unico Gestore esistente, si può , a mio avviso, considerare il sito della discarica di Voltana ( Provincia di Ravenna vicino a Faenza ) come un sito eleggibile per installarvi un nuovo inceneritore.
Con tale scelta si localizzerebbe il nuovo impianto lontano da abitazioni, non si modificherebbe l’attuale schema dei trasporti dei rifiuti, si eviterebbero i trasporti delle scorie di incenerimento.
Per quanto riguarda la raccolta volta alla selezione ed al riciclo dei materiali riutilizzabili, si è detto che questa forma di smaltimento va incrementata, senza tuttavia farne un’ opzione totalizzante. Occorre infatti fare molta attenzione ai costi delle opzioni relative alla selezione e riciclo: una strategia di raccolta differenziata non ben studiata e/o non ben organizzata può avere costi inaccettabilmente elevati, ed avere basse rese in materiali riutilizzabili; ciò può dare adito a conclusioni errate sulla opportunità di adottare tale strategia, mentre il vero problema da risolvere è la scelta dei metodi più opportuni adottati per la raccolta
La raccolta differenziata ed il relativo recupero e riciclo di materie possono essere realizzati attraverso differenti processi, da prendere in considerazione a seconda delle dimensioni e tipologia del comprensorio di utenza e della sua struttura geografica, che condizionano quantità e qualità del rifiuto, nonchè spazi e viabilità.
Senza riproporre qui inutilmente un trattato sulla raccolta volta alla selezione ed al riciclo dei materiali, in quanto sono disponibili in letteratura tutte le informazioni che si possono desiderare, basta ricordare che i principali processi a cui ci si può riferire sono i seguenti:
- la raccolta indifferenziata, con successiva operazione di separazione umido-secco, recupero dei metalli, trasferimento alla produzione di compost ( di bassa qualità ) dalla frazione umida ( organica ), selezione manuale della frazione secca oppure pressatura della frazione secca ( per invio alla termocombustione o per invio in discarica con relativo contenimento dei volumi );
- la raccolta differenziata sacchetto secco e sacchetto umido, da fare con contenitori specializzati nella abitazioni, a valle della quale si procede come nel caso precedente;
- la raccolta differenziata in cassonetti specializzati per materiale, un cassonetto diverso per ogni tipo di materiale ( ad esempio: carta, cartoni, vetro o addirittura vetri di diverso colore, lattine, plastica o addirittura plastiche di diverso tipo, quali polietilene, PVC e PET );
- la raccolta differenziata in cassonetti specializzati in parte per alcuni materiali singoli ( ad esempio: carta-cartoni, vetro ) e in parte per insiemi di definiti materiali ( ad esempio: plastica, lattine di ferro e lattine di alluminio in una unico tipo di cassonetti), ove sia noto che la separazione di questi diversi materiali raccolti insieme sia facile.
Ognuna di queste possibili opzioni ha pregi e difetti, in termini di rese e di costi.
Un Gestore deve fare le sue scelta in base a simulazioni, che tengano conto per medi bacini di utenza ( ad esempio aree di 30000 abitanti ove la densità abitativa è rilevante ) della situazione attuale della raccolta, della tipologia dei rifiuti, dell’ installazione o installabilità più o meno vicina di stazioni di raccolta e/o di selezione, della vicinanza a discariche esistenti o in progetto, della vicinanza ad inceneritori esistenti o in progetto.
La scelta va fatta anche in funzione delle ipotizzabili modalità più opportune di separazione e selezione e delle possibilità di riutilizzo dei materiali, in un regime di grande variabilità dei prezzi di tali materiali riciclabili e di grande complessità ed evoluzione delle normative italiane ed europee.
Operare le giuste scelte in questo campo è assai impegnativo; ciò richiede, oltre all’ attenzione per la tutela dell’ambiente, notevole cultura tecnica, amministrativa, commerciale, didattica ( il cittadino va educato ) e, non da ultimo, anche immaginazione.
E’ infine evidente che un Gestore sarà in grado di predisporre un “ Piano di smaltimento “ relativo all’area di sua competenza tanto più facilmente ottimizzabile, anche nel suo sviluppo temporale, quanto più l’area stessa sarà mediamente grande ( tipicamente alcune Provincie ); infatti in tal caso il Gestore, pur operando in generale all’interno di una comunità abbastanza coerente, potrà scegliere fra le molte aree elegibili quelle più idonee agli impianti, ottimizzare i trasporti, organizzare la vendita al meglio delle materie riciclate, trasferire già in alta tensione l’energia elettrica realizzata ed, inoltre, disporre di significative strutture per il controllo dell’impatto ambientale, per un continuo aggiornamento tecnologico e per la pianificazione.
In pratica si ritiene corretta la concentrazione di diversi Gestori locali in una struttura pubblica-privata più ampia. Tuttavia, ciò darà buoni risultati se tale struttura sceglierà come opzione una buon abbattimento dei costi “sociali“ dello smaltimento, anche a scapito di una quota di redditività ( che è da ricercare attraverso l’efficienza ), e se gli Amministratori di nomina pubblica in tale struttura veglieranno attentamente sul perseguimento di questa opzione.
1. Introduzione
Le fondamentali scelte relative allo smaltimento dei rifiuti urbani sono le seguenti:
- la discarica;
- la combustione con o meno recupero energetico ( ed inoltre con inertizzazione e/o con la messa in discarica delle scorie di combustione );
- la raccolta ( differenziata o indifferenziata ) volta alla selezione e al riciclo delle materie riutilizzabili ( associando poi ad essa il compostaggio delle parti umide e la combustione o la messa in discarica delle sole parti non riciclabili ).
Un Gestore del servizio di smaltimento in una certa area di competenza deve predisporre e realizzare per tale area un “ Piano di smaltimento “ che ottimizzi nel breve e nel medio periodo la ripartizione delle soluzioni fra le opzioni sopra dette.
Come ottenere questa ottimizzazione?
Lo smaltimento dei rifiuti urbani ha dei costi di esercizio che chiamerò “ diretti “: essi sono costituiti dall’ammortamento degl’ impianti, dal costo del personale, dal costo dell’energia … ; lo smaltimento ha dei costi che chiamerò “ sociali “: essi sono dovuti all’ immancabile impatto ambientale relativo alle soluzioni adottate ( queste due definizioni di costi, qui assunte per comodità di trattazione, sono valide nel solo contesto di queste note e non in generale).
E’ opportuno anche chiarire che per costi “ sociali “, come qui definiti, si intendono fra l’altro i costi relativi alle bonifiche degli scarichi, dei terreni e, in generale, dell’ ambiente, i quali poi ricadono surrettiziamente sulla collettività, ed includono anche i costi derivanti dalle malattie contratte dai cittadini che risiedono vicino agli impianti e dagli stessi addetti al servizio.
Per gli scopi di questa analisi si possono prendere in considerazione due casi estremi, entrambi aventi tuttavia come ipotesi un pari risultato del servizio ed una pari efficienza della gestione:
1) la politica del Gestore mira ad ottenere il minimo impatto ambientale, riducendo quindi i costi sociali, a scapito della redditività del servizio svolto;
2) la politica del Gestore mira ad ottenere la massima redditività del servizio svolto, anche a scapito dei costi sociali ( che non gravano sul suo bilancio ).
E’ evidente che nel primo caso si assisterebbe ad una strategia che premia la raccolta orientata al riciclo, a cui andrebbe associata una quota significativa di termocombustione delle frazioni secche e una quota minore di termocombustione di rifiuti indifferenziati, fatto salvo il recupero dei metalli prima della combustione, e l’inertizzazione delle scorie di combustione ( da utilizzare per riempimenti o messa in discarica senza percolato ), determinando così la messa in discarica finale dei soli materiali non bruciati o non riciclabili.
Si tratta di un modello di Piano di smaltimento che include una quota rilevante di recupero e riciclo di materiali, una quota importante di termocombustione con recupero energetico ( produzione di energia elettrica ), una limitazione dell’uso delle discariche ai soli prodotti non smaltibili con i mezzi precedenti e, per di più, con uso dell’inertizzazione di quanto va in discarica ( per inertizzare le scorie è necessario disporre di un appropriato impianto ).
Evidentemente la termocombustione deve essere realizzata in modo da produrre un minimo impatto sull’ambiente, e ciò va fatto dimensionando la capacità degli impianti in modo più o meno grande in relazione alla loro distanza dai centri abitati ( l’uso delle migliori tecnologie di combustione e di abbattimento inquinanti nei fumi e nelle acque di scarico è un requisito ovvio ).
Alla minimizzazione dei costi “ sociali “ si associa un maggiore costo dello smaltimento nel suo insieme. Operando secondo questo modello l’onere complessivo per la collettività in termini di costi “ sociali “ risulterebbe basso, ma minore sarebbe anche la redditività per chi gestisce il servizio.
Nel secondo modello di gestione ipotizzato si assisterebbe ad un uso purtroppo ancora massiccio della discarica, alla termocombustione in impianti ( troppo ) grandi, indipendentemente dalla vicinanza agli abitati, magari anche senza inertizzazione delle scorie; la quota di selezione e riciclo sarebbe minima.
Operando secondo questo modello agli elevatissimi costi “ sociali “ risultanti si assocerebbe un’ evidente maggiore redditività per chi gestisce il servizio; redditività che, nei casi peggiori, potrebbe arrivare a superare, anche di molto, la redditività attuale di altri investimenti di tipo industriale.
2. Che fare?
A mio avviso è necessario che l’ottimizzazione del servizio propenda per la prima soluzione. Ciò può avvenire se il Gestore è pubblico o a maggioranza pubblica, e se opera in un regime tariffario che, tenendo conto dei costi “ sociali “ e dei suoi costi “ diretti “ , copra effettivamente le spese, mantenendo un equo margine di redditività.
Si tratta di una redditività che va ricercata ed ottenuta attraverso l’efficienza di gestione, e non attraverso il vantaggio che può dare l’ assegnazione di tipo monopolistico del servizio ( possibilità di applicare onerose tariffe in un regime di non concorrenza, a fronte di una privatizzazione, anche solo parziale, senza liberalizzazione ).
E’ evidente che, ove la gestione sia affidata a strutture pubblico-private a maggioranza pubblica, i rappresentanti pubblici presenti nel Consiglio di Amministrazione del Gestore devono difendere con forza le linee che ottimizzano il servizio nei termini sopra detti, contrastando le istanze di aumento sic et simpliciter della redditività a scapito dei costi “ sociali “ , anche se questi ultimi non gravano sul bilancio.
In questo quadro di ottimizzazione c’è spazio ampio per la termocombustione con recupero energetico: infatti da questa forma di smaltimento non si può prescindere.
La nota opposizione a questa forma di smaltimento deriva, a mio avviso, in parte da ignoranza tecnica e in parte dalle spinte delle lobbies dei gestori delle discariche; tuttavia essa deriva anche dalla leggerezza con cui gli impianti di termocombustione sono concepiti, dimensionati e localizzati anche ( troppo ) vicino a centri abitati ( valgono i miei recenti commenti relativi alla terza linea di incenerimento prospettata nella zona di Coriano a Forlì ), e ciò giustifica e motiva le apprensioni dei cittadini e ne alimenta la sfiducia.
E’ chiaro che la termocombustione dei rifiuti andrebbe sempre preceduta da un sistema di recupero dei metalli, e seguita da un sistema di inertizzazione delle scorie; è anche ovvia la necessità di predisporre gli opportuni e ridondanti ( in termini di processo ) sistemi di abbattimento inquinanti nei fumi e nelle acque di scarico ( la terza linea di incenerimento dei rifiuti urbani prospettata per Coriano a Forlì non è concepita in questo modo ).
Viceversa occorre ribadire che le discariche sono altamente inquinanti, a causa del percolato e dei biogas che esse per anni producono: il percolato è difficile da trattare e ciò può dar luogo a sversamenti in falda di liquidi altamente inquinanti; il biogas è tossico, e può essere bruciato solo in parte ed attraverso processi che danno luogo a fumi contaminanti; inoltre le discariche si prestano purtroppo ad abusi di ogni tipo.
Sembra, allora, che una opportuna scelta di localizzazione degli inceneritori sia proprio quella di installarli ove esistono già delle discariche; ad esempio, nel nostro comprensorio di Forlì-Cesena-Ravenna, e quindi nell’ambito di un unico Gestore esistente, si può , a mio avviso, considerare il sito della discarica di Voltana ( Provincia di Ravenna vicino a Faenza ) come un sito eleggibile per installarvi un nuovo inceneritore.
Con tale scelta si localizzerebbe il nuovo impianto lontano da abitazioni, non si modificherebbe l’attuale schema dei trasporti dei rifiuti, si eviterebbero i trasporti delle scorie di incenerimento.
Per quanto riguarda la raccolta volta alla selezione ed al riciclo dei materiali riutilizzabili, si è detto che questa forma di smaltimento va incrementata, senza tuttavia farne un’ opzione totalizzante. Occorre infatti fare molta attenzione ai costi delle opzioni relative alla selezione e riciclo: una strategia di raccolta differenziata non ben studiata e/o non ben organizzata può avere costi inaccettabilmente elevati, ed avere basse rese in materiali riutilizzabili; ciò può dare adito a conclusioni errate sulla opportunità di adottare tale strategia, mentre il vero problema da risolvere è la scelta dei metodi più opportuni adottati per la raccolta
La raccolta differenziata ed il relativo recupero e riciclo di materie possono essere realizzati attraverso differenti processi, da prendere in considerazione a seconda delle dimensioni e tipologia del comprensorio di utenza e della sua struttura geografica, che condizionano quantità e qualità del rifiuto, nonchè spazi e viabilità.
Senza riproporre qui inutilmente un trattato sulla raccolta volta alla selezione ed al riciclo dei materiali, in quanto sono disponibili in letteratura tutte le informazioni che si possono desiderare, basta ricordare che i principali processi a cui ci si può riferire sono i seguenti:
- la raccolta indifferenziata, con successiva operazione di separazione umido-secco, recupero dei metalli, trasferimento alla produzione di compost ( di bassa qualità ) dalla frazione umida ( organica ), selezione manuale della frazione secca oppure pressatura della frazione secca ( per invio alla termocombustione o per invio in discarica con relativo contenimento dei volumi );
- la raccolta differenziata sacchetto secco e sacchetto umido, da fare con contenitori specializzati nella abitazioni, a valle della quale si procede come nel caso precedente;
- la raccolta differenziata in cassonetti specializzati per materiale, un cassonetto diverso per ogni tipo di materiale ( ad esempio: carta, cartoni, vetro o addirittura vetri di diverso colore, lattine, plastica o addirittura plastiche di diverso tipo, quali polietilene, PVC e PET );
- la raccolta differenziata in cassonetti specializzati in parte per alcuni materiali singoli ( ad esempio: carta-cartoni, vetro ) e in parte per insiemi di definiti materiali ( ad esempio: plastica, lattine di ferro e lattine di alluminio in una unico tipo di cassonetti), ove sia noto che la separazione di questi diversi materiali raccolti insieme sia facile.
Ognuna di queste possibili opzioni ha pregi e difetti, in termini di rese e di costi.
Un Gestore deve fare le sue scelta in base a simulazioni, che tengano conto per medi bacini di utenza ( ad esempio aree di 30000 abitanti ove la densità abitativa è rilevante ) della situazione attuale della raccolta, della tipologia dei rifiuti, dell’ installazione o installabilità più o meno vicina di stazioni di raccolta e/o di selezione, della vicinanza a discariche esistenti o in progetto, della vicinanza ad inceneritori esistenti o in progetto.
La scelta va fatta anche in funzione delle ipotizzabili modalità più opportune di separazione e selezione e delle possibilità di riutilizzo dei materiali, in un regime di grande variabilità dei prezzi di tali materiali riciclabili e di grande complessità ed evoluzione delle normative italiane ed europee.
Operare le giuste scelte in questo campo è assai impegnativo; ciò richiede, oltre all’ attenzione per la tutela dell’ambiente, notevole cultura tecnica, amministrativa, commerciale, didattica ( il cittadino va educato ) e, non da ultimo, anche immaginazione.
E’ infine evidente che un Gestore sarà in grado di predisporre un “ Piano di smaltimento “ relativo all’area di sua competenza tanto più facilmente ottimizzabile, anche nel suo sviluppo temporale, quanto più l’area stessa sarà mediamente grande ( tipicamente alcune Provincie ); infatti in tal caso il Gestore, pur operando in generale all’interno di una comunità abbastanza coerente, potrà scegliere fra le molte aree elegibili quelle più idonee agli impianti, ottimizzare i trasporti, organizzare la vendita al meglio delle materie riciclate, trasferire già in alta tensione l’energia elettrica realizzata ed, inoltre, disporre di significative strutture per il controllo dell’impatto ambientale, per un continuo aggiornamento tecnologico e per la pianificazione.
In pratica si ritiene corretta la concentrazione di diversi Gestori locali in una struttura pubblica-privata più ampia. Tuttavia, ciò darà buoni risultati se tale struttura sceglierà come opzione una buon abbattimento dei costi “sociali“ dello smaltimento, anche a scapito di una quota di redditività ( che è da ricercare attraverso l’efficienza ), e se gli Amministratori di nomina pubblica in tale struttura veglieranno attentamente sul perseguimento di questa opzione.